LA MIA VITA SENZA TIZIANA (intervista)

Il 27 ottobre 2017, a poco meno di dieci mesi dall’accaduto, sono stato intervistato da Cristina Iannuzzi, giornalista di LaC News 24. Di seguito la trascrizione del video completo.

C.I.: Il 3 gennaio scorso Tiziana Lombardo mette al mondo la sua secondogenita Giada. Due giorni dopo, la tragedia: muore in sala operatoria. Sono trascorsi nove mesi da quel gravissimo fatto, accaduto all’ospedale di Vibo Valentia. Ma cos’è cambiato in questi nove mesi per Antonio Libertino che ha perso la moglie e i cui due figli hanno perso la mamma?

A.L.: In questi nove mesi stiamo facendo del nostro meglio per andare avanti, onorando il passato, vivendo il presente e progettando il futuro, perché quando succede qualcosa di questo tipo, quando si perde la propria  compagna di vita, è necessario farsi forza per se stessi e anche per i figli ovviamente. Perché Tiziana ha lasciato, oltre a me, due figli: una bambina appena nata, di due giorni all’epoca dei fatti, e un bambino che in quel periodo aveva da poco compiuto 5 anni ed è quello che ho ho seguito di più, nel senso di dargli una mano per poter esprimere tutte le sue emozioni, per poter stare bene psico-fisicamente; perché per un bambino, così attaccato alla propria madre, perderla in quella situazione è stata molto dura. Tra l’altro, ho dovuto dirglielo proprio in quel momento perché eravamo tutti insieme quando l’abbiamo saputo e allora non c’era altra soluzione che dirglielo in quel momento. Ho dovuto trovare la forza per dirglielo nel modo migliore possibile e poi stargli vicino per per aiutarlo a stare bene.

Ricordiamo quello che è successo a sua moglie.

È successo il 5 gennaio, due giorni dopo la nascita della nostra secondogenita. Lei ha avuto un forte malore in mattinata, io sono arrivato quasi subito, l’ho trovata pallida, con la febbre, e ho chiesto aiuto ai medici, i quali si sono attivati. Si sono attivati, però c’ è voluto diciamo abbastanza tempo prima che si agisse e si facesse un intervento, intervento che poi è durato tantissimo. Per noi che eravamo dietro la porta blu è stata un’attesa interminabile. Poi alla fine sono stato chiamato dentro e ho chiesto se ce  l’avesse fatta e purtroppo non ho ricevuto la risposta che volevo.

E lì, dopo averlo detto a mio figlio, dopo aver già trovato la forza di dirlo a mio figlio, il giorno dopo ho trovato la forza di denunciare tutto quello che a  mio modo di vedere doveva essere valutato dalla Magistratura e tuttora ci sono delle indagini in corso.

Nei giorni successivi io ho cercato di farmi forza attraverso la scrittura, attraverso i disegni, attraverso delle storie che ho cominciato a raccontare e poi ho deciso di raccogliere questi miei scritti in un sito internet, in un libro e il il libro è quello che ha tra le mani.

Tiziana – Amore che genera Amore. Perché questo titolo?

A.L.: Il titolo è questo perché abbiamo provato tantissimi sottotitoli a 
questo libro, però alla fine ho deciso che dovesse prevalere l’Amore perché questa è la storia di un Amore e magari può ispirare altre persone, questo Amore, e far sì che nasca altro Amore.

Del resto, una delle frasi che ho scritto e che ho voluto scrivere all’inizio del libro è “Possa la morte di qualcuno avere almeno il significato di salvare la vita di altri“, perché, indipendentemente da quelli che saranno i risultati delle indagini, questa storia può aiutare tante persone.

Può aiutare me, ad essermi da stimolo paradossalmente ad affrontare la vita senza la mia compagna di vita.

Al tempo stesso può essere utile alle donne in dolce attesa, le quali
potrebbero rendersi consapevoli di eventuali segnali che si possono
verificare alla nascita di un bambino e quindi magari poterli
affrontare diversamente da come li abbiamo affrontati noi.

E inoltre, sempre indipendentemente dalle dalle risultanze delle indagini, anche gli operatori sanitari e i medici possono prendere consapevolezza del ruolo che che svolgono e e dell’attenzione che devono mettere nella nella loro attività medica.

Ogni somiglianza a persone o situazioni è puramente casuale…

La cosa strana che è successa è che molte persone hanno cominciato a scrivermi, hanno cominciato a dirmi che quello che io stavo facendo – perché di volta in volta io pubblicavo questi miei scritti, queste mie storie – stava aiutando anche loro. La cosa mi è sembrata molto strana all’inizio perché credevo che io stessi facendo quello che stavo facendo principalmente per me, poi ho parlato con alcuni psicologi i quali mi hanno detto che attraverso di me le persone riuscivano a prendere consapevolezza di alcune situazioni ed eventualmente affrontarle senza il grande dolore che invece stavo provando io.

Cosa le manca di più di sua moglie?

Tutto. La sua presenza in ogni caso è qui con me perché ci sono i miei figli che sono i doni meravigliosi che lei mi ha lasciato e di cui mi sto prendendo cura.

E lei come sta?

Io sto bene, fondamentalmente, perché proprio il fatto di affrontare di petto le emozioni che affioravano di volta in volta mi sta permettendo di  mantenere serenità e calma nonostante tutto.

Antonio, perché ha scelto questo luogo? Siamo davanti alla cattedrale di Mileto.

Ho scelto questo posto perché è il posto in cui io e Tiziana ci siamo sposati e purtroppo è anche il posto in cui io ho dato l’ultimo saluto a mia moglie, perché è il posto in cui è stato celebrato il funerale il 9 gennaio di quest’anno. Ho scelto subito questo posto quando mi hanno chiesto dove celebrare il funerale perché per me era molto significativo e mi sarebbe piaciuto proprio, purtroppo, mio malgrado, fare il funerale qui.

Leggete anche:

Il dolore della perdita ne “La mia vita senza Tiziana”  (Link esterno)

IL PUZZLE DELLA VITA (con audio)

Apro un armadietto e trovo un piccolo regalo che ti avevo fatto per il nostro terzo anniversario di matrimonio. È un puzzle, composto da una foto di noi che allora eravamo ancora in tre. Lo osservo e noto che qualche pezzo si è staccato. Lo ricompongo e penso al nostro di puzzle, ormai scombinato.

Ma mentre quello che guardo è qualcosa di statico, un fermo immagine di un momento gioioso del passato, la vita che ho davanti è qualcosa che si muove e cambia continuamente.

So che qualsiasi cosa accada d’ora in avanti, tu sarai sempre parte di me, e di noi, perché è anche grazie a te che sono la persona, in costante mutamento, che continuo a diventare.

Voglio sperare che i pezzi del mosaico che è la vita stessa, alla fine, trovino la loro giusta collocazione e, guardandomi indietro, magari riuscirò a trovare il senso del  sentiero che percorro e degli ostacoli che ci trovo sopra. 

Tocca a me compiere ogni giorno una di  quelle piccole azioni che mi permettono di vivere bene. E so che posso farlo, mentre vivo il momento presente, onoro il passato e progetto il futuro.

Nell’audio 38 (Extra 17) le parole che accompagnavano il puzzle regalato a Tiziana

 

A PARTI INVERTITE (con audio)

Quando eravamo insieme parlavamo di tante cose . Parlavamo di vita e anche di morte.

Tante volte ti ho detto che a cento anni avremmo fatto ancora fatto qualcosa di speciale insieme, tipo scalare una montagna. Sapevamo che forse sarebbe stato difficile farlo, perché, se fossimo arrivati a quell’età, probabilmente saremmo stati curvi e pieni di acciacchi e avremmo parlato con una voce da vecchietti, ma dire quelle cose era un modo per esorcizzare la paura di andarsene uno prima dell’altra.

Ricordo anche che in più di un’occasione mi hai detto che se me ne fossi andato io per primo, tu ti saresti lasciata morire. Non so se ho mai creduto a quelle tue parole, perché penso proprio che, a parti invertite, dopo il grande dolore, avresti fatto anche tu del tuo meglio per vivere.

Ci dicevamo anche che ce ne saremmo andati insieme. Ma razionalmente sapevamo che sarebbe stato poco probabile. Era nell’ordine della vita e della morte: a parte il caso di un incidente, in cui saremmo morti davvero insieme, uno dei due se ne sarebbe dovuto andare prima. L’hai fatto tu, anche se troppo presto, e io ti ho risparmiato il grande dolore di vedermi andare via per primo.

Dovunque tu sia, so che sei orgogliosa di ciò che sto facendo giorno dopo giorno e dei miei sforzi quotidiani per indirizzare sulla strada migliore i figli che mi hai lasciato in dono.

E so per certo, che a parti invertite, lo avresti fatto anche tu.

Nell’audio 37 (Extra 16) alcune riflessioni suscitate dalla lettura del libro “La ciotola d’oro” di Consuelo C. Casula

PROROGATE LE INDAGINI PER LA MORTE DI TIZIANA LOMBARDO

Nei giorni scorsi è stata notificata a me e alle altre persone offese (i parenti stretti) la proroga delle indagini preliminari nei confronti dei dieci indagati per il reato previsto e punito dagli articoli 110 e 589 del Codice Penale – concorso in omicidio colposo – in cui la vittima è identificata in Tiziana Lombardo, mia moglie.

La Procura infatti ritiene opportuno svolgere ulteriore attività d’indagine al fine di verificare l’esistenza dei presupposti per sostenere l’accusa in giudizio.

Ciò significa che bisognerà attendere ancora per sapere quali posizioni, tra quelle dei dieci indagati, potrebbero essere archiviate e chi invece sarà rinviato a giudizio. 

5 ottobre 2017

OTTAVO ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO (con audio)

Otto anni di matrimonio, migliaia di giorni vissuti insieme.

Oggi sarebbero stati otto gli anni di risvegli l’uno accanto all’altra, felici ora di avere un’altra gradita piccola ospite con noi. Ti avrei dato qualche bacio e ti avrei fatto gli auguri. Magari saremmo andati a mangiare fuori, oppure per l’occasione ti avrei cucinato il solito piatto di tagliatelle ai funghi. Ci saremmo fatti delle risate, avremmo ricordato insieme qualche aneddoto, anche di quella giornata speciale in cui tu e io abbiamo detto sì,  e ci saremmo creati qualche nuovo ricordo.

Purtroppo non sei qui, almeno non  in carne e ossa, a vivere questa giornata speciale con la semplicità che ci ha sempre accompagnati.

Nemmeno il sapere che saresti certamente sopravvissuta, se quel tragico giorno qualcuno avesse agito correttamente, può riportarti indietro. Così come neanche il sapere che qualcuno sarà rinviato a giudizioo che non lo sarà, potrà ridarci i dolci momenti che io e i nostri figli avremmo trascorso insieme a te.

Ciò che oggi è ancora nel pieno delle mie possibilità è farti ugualmente gli auguri, ricordare i nostri momenti belli, sorridere e ridere insieme ai nostri figli, perché so che questo ti fa piacere; perché so che questo può aiutare tutti noi a continuare a vivere bene, a testa alta, nonostante ciò che è successo.

Buon anniversario di matrimonio, dolce amore mio. Ti rileggo alcune delle parole scritte per te esattamente un anno fa.

Nell’audio 36 (Extra 15) testo scritto nel 2016

IL RITO DELLA GALLINA (con audio)

Leggo un libro e mi soffermo su una storia. Mi piace – non so perché – e decido di sintetizzarla in una mappa mentale. Lo faccio, poi la comincio a raccontare a chiunque voglia ascoltarla.

Finito il  disegno, vorrei correre tutto orgoglioso a mostrartelo, proprio come fa nostro figlio appena finisce di scrivere la sua prima parolina sul quaderno.

Racconto la storia anche a lui,  che la ascolta con interesse, e alla fine mi chiede qualcosa di molto importante.

Mi torna in mente l’ultima volta che abbiamo litigato, io e te. A differenza delle altre volte, i musi lunghi sono durati davvero poco, perché nel giro di minuti, prima ancora che tu andassi via per l’intera giornata, io sono venuto da te ad abbracciarti e a darti un bacio sincero che tu hai subito ricambiato.  

Non c’era bisogno di scomodare un monaco che ci proponesse di praticare un bizzarro rito della gallina perché tu e io risolvessimo le nostre incomprensioni in quel modo.

E alla domanda di Pasquale rispondo con naturalezza, senza nemmeno ricordarmi della regola delle 11 “P” con cui si chiude la storia che ho trovato nel libro “La ciotola d’oro” di Consuelo Casula.

Continua nell’audio 35 (Extra 14)

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

È mattina. Tu e io ci svegliamo,  preceduti magari dalla piccola Giada che dolcemente ci fa notare la sua amorevole presenza.

Poi andiamo a svegliare il piccolo grande uomo che sta per percorrere un nuovo cammino. Gli cantiamo una canzoncina improvvisata e colma di gioia. Ci guardiamo emozionati, ripensando al tempo, trascorso troppo in fretta, in cui viviamo e cresciamo insieme.

Arriva il momento. Tutti insieme usciamo e lo accompagniamo a scuola. Qualche bacio grande grande e poi lo osserviamo mentre varca la soglia di questo nuovo percorso di vita.

Sappiamo già che a volte si annoierà e altre volte sarà frustrato. Altre volte invece si divertirà e scoprirà tante cose nuove che gli serviranno per ciò che verrà.

Si emoziona e scappa via dal banco, per la paura del nuovo che tutti possiamo provare. Lo guardo proprio come te, con amore, e ci emozioniamo ancora. Poi ci abbracciamo e ci diamo un altro dolce bacio finché non è pronto a rientrare in classe.

Una parte di ciò che ho scritto è ciò che è realmente accaduto, un’altra non può esserlo, ma è come tu e io abbiamo sempre immaginato questo momento, per tanto tempo, quando scherzavamo sui nuovi traguardi raggiunti dal nostro piccolo grande figlio e da noi con lui.

Così come te, gli auguro il meglio per questi nuovi passi nel mondo reale, quello che circonda tutti noi, che siamo qui a viverlo pienamente, nonostante tutto.

IN PIAZZA A TROPEA

Una piazza del centro storico di Tropea, un tavolino coperto dei nostri libri per continuare a far vivere la nostra storia, a farla ricordare a chi vorrebbe dimenticarla e a farla conoscere a chi ancora non la conosce. Questo e tanto altro è quello che ieri sera l’Associazione Libertas mi ha permesso di vivere in compagnia di altri autori calabresi nelle piazze più belle della perla della Calabria.

Ho conosciuto delle persone che mi hanno dimostrato il loro modo di onorarti e altre che volevano sapere qualcosa a cui non potevo ancora rispondere, ma che presto si saprà.

Ho rivisto delle persone che ti conoscevano e che ancora non sapevano che eri passata oltre. Ci siamo abbracciati e ci siamo dati forza.

Ho trascorso del tempo insieme ad Alessandro Stella, il caro amico che ha scritto la conclusione del nostro libro, chiacchierando e  passando una serata diversa.

Ho riso quando ho riabbracciato Massimiliano Capalbo, l’imprenditore eretico che ha voluto dedicare a noi due il libro che tutti noi calabresi dovremmo leggere, perché siamo proprio “fatti a viver di turismo” e ancora non ce ne rendiamo conto.

Così come a volte non ci rendiamo conto che la vita è fatta anche di questi momenti, di queste occasioni da cogliere, di cui possiamo solo essere grati. 

 

IL PERDONO E LA VENDETTA

Avevamo delle idee diverse sul perdono. Tu mi dicevi che ti era difficile perdonare qualcuno che ti avesse ferita. Dicevi che in ogni caso non sarebbe più stato come prima di quell’offesa grave.

E allora io ti dicevo che forse era vero, ma continuo a credere ancora oggi che perdonare sia qualcosa che si fa per se stessi: significa lasciar andare il dolore causatoci da una persona o da una situazione e continuare a vivere, senza che quel fatto ci tolga l’energia che potremmo usare per ciò che ci è più caro.

Per me perdonare non significa andare da qualcuno e dirgli formalmente “Ti perdono”. Per me era ed è qualcosa di personale, quasi come se io mi perdonassi per il dolore provato e lasciassi andare via quelle emozioni.

Quando poi parlavamo di vendetta, allora ti raccontavo di una donna di nome Yvonne Dolan che, dopo aver subito un sacco di violenze nella sua vita, si è data da fare fino a diventare un’affermata psicoterapeuta e diceva che se avesse rivisto le persone che le avevano fatto tanto male avrebbe semplicemente fatto un gesto inequivocabile, con la mano destra che si sarebbe appoggiata all’interno del braccio sinistro, all’altezza del gomito, che a sua volta si sarebbe piegato verso l’alto. Poi avrebbe aggiunto, sorridendo: “La miglior vendetta è vivere felici”.

E io scelgo di vivere felice con i bellissimi doni che mi hai lasciato.

Una piccola donna insieme al suo fratellone.

LE EMOZIONI PIÙ PROFONDE (con audio)

“Perché sei triste oggi, papà?” mi chiede il mio ometto.
“Si vede, eh?”
“Sì”.

Cambio discorso stavolta, non me la sento di raccontargli che ieri sera ho finito di leggere un libro nel quale si parlava anche di strane esperienze coincidenti con la morte di una persona cara.

Non me la sento di raccontargli che quella mattina, dopo aver fatto la doccia e prima che lui si svegliasse, ho avuto un improvviso dolore al braccio e l’ho ignorato, nonostante mi avesse turbato.

Non me la sento di raccontargli che, dopo aver parlato con te per due volte prima ancora che io partissi per l’ospedale e dopo aver saputo da te che – senza spiegarmene il perché – non eri riuscita a dormire,  sono rimasto ancora a casa a preparare per il tuo rientro mai avvenuto.

Non me la sento di raccontargli che ho saputo solo in seguito che eri messa male già di mattina presto quando eri andata con le tue gambe a far visitare la bambina e che nessuno ha fatto nulla per aiutarti fino a quando poi l’emorragia non è diventata così grave da  non poter essere più ignorata. 

No, oggi non me la sento, ma lo metto per iscritto, in modo che un giorno anche i nostri amati figli possano leggerlo.

È andata così. Poteva andare diversamente, ma non l’ha fatto e allora lascio venire a galla anche queste emozioni più profonde per riempire il vuoto che hai lasciato e per continuare a fare i miei piccoli passi in questa nuova vita senza di te. 

Nell’audio 34 (Extra 13) alcune riflessioni e brani dal libro “La vita dopo un grande dolore” di R. Moody jr. e D. Arcangel