MI VIVI DENTRO

Erano passati quattro mesi da quel cinque gennaio che non scorderò mai, quando un’amica mi ha scritto raccontandomi di Francesca  e di Alessandro, dicendomi che loro le facevano venire in mente noi e noi la facevamo pensare a loro.

Tu e Francesca avete avuto due modi diversi di andarvene, ma ve ne siete andate tutte e due troppo presto. Lei ha lottato, forte come una Wonder Woman, contro un male che non le ha mai tolto il sorriso e la dignità. Tu hai invece vissuto un’incubo inaspettato dopo la grande gioia che avevi provato – quella di dare alla luce la seconda vita che avevi cresciuto in grembo e che tanto desideravi accompagnare verso tanti altri traguardi.

Mentre per Wondy i medici non hanno colpa alcuna, nel tuo caso le loro responsabilità sono ancora tutte da accertare, perché ancora oggi, sedici mesi dopo, sono ancora dieci quelli che potrebbero essere rinviati a un giudizio che non spetta a noi dare, e che non potrà mai cambiare il fatto che nessuno di quelli che ti ha amato – e continua a farlo – potrà più  guardare il tuo sorriso se non in foto.

Alessandro ha scritto una lettera, carica di emozioni, e ha voluto renderla pubblica, in modo che tanti altri potessero leggerla, anche nel libro che ha la forma di un romanzo, ma che romanzo in realtà non è. Anch’io ti ho scritto poco dopo la tua morte, e continuo a farlo ancora oggi, perché anche tu mi vivi dentro, e continuerai a farlo, in me e nei nostri figli, che crescono bene, sta’ tranquilla.  

Tutti noi continueremo a sorridere alla vita, perché è proprio vero che, come ho letto stamattina, “il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro“.

 

PARLARE L’INGLESE

“Qual è il colmo per un insegnante di lingue?” mi chiedevi ogni tanto. Quando ti dicevo di non saperlo, mi rispondevi arrossendo un po’: “Avere una moglie che non parla l’inglese”.

Ci ho provato a farti appassionare a quella lingua:  avevo persino sperimentato con te e alcuni nostri cari amici un corso d’inglese molto rilassante. Ricordo con gioia che, dopo quel corso, quando siamo stati invitati a cena da una coppia di australiani, ad un certo punto mi hai detto: “Ma com’è possibile? Capisco tutto quello che state dicendo!”

Anche se in seguito ho scritto un paio di libri di inglese per italiani, non ho più insistito: ho capito che se tu avessi voluto imparare l’inglese, sarebbe dovuto partire direttamente da te. La scintilla non è scoccata e io l’ho accettato, perché era giusto così. 

E ogni volta che mi rivolgevi quella domanda sul colmo per un insegnante di lingue io ti rispondevo più o meno così:

“Ognuno, con il poco tempo libero che ha a disposizione, deve fare ciò che gli piace davvero, non fare qualcosa solo perché si sente in dovere di farlo. Sono sempre stato orgoglioso di te e anche tu devi esserlo di te stessa, sempre”.

Oggi, a pochi giorni dalla pubblicazione, sotto forma di libro, di quella storia che ho raccontato anche a te un paio di anni fa, potrei dirti che “il colmo è non averti più accanto a me, donna che capivi l’inglese, ma non hai mai osato parlarlo”. 

Spero mi perdonerai se in copertina ci ho messo una foto in cui tu hai ancora il sole dentro, dolce amore mio.

Informazioni Anteprima Audio Video Meligrana Editore

LO ZOMBIE

ATTENZIONE:  Chi non ha la coscienza a posto, o si lascia facilmente turbare da ciò che legge o ascolta, NON dovrebbe leggere o ascoltare le parole che seguono. Contengono emozioni e pensieri che dovevano essere espressi, anziché repressi. Pensieri ed emozioni che dovevano uscire fuori e permettere, a chi li ha espressi, di continuare a vivere, momento per momento, nel migliore dei modi possibili; e, a chi invece se ne sente destinatario, di scegliere se continuare a crogiolarsi nel suo incubo oppure fermarsi per un attimo e riflettere sulle eventuali conseguenze delle proprie azioni od omissioni.

Nell’audio 45 (E. 24) l’audio integrale di questa pagina


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IL CUCCIOLO DI TIGRE (con audio)

Camminando su una strada mai percorsa prima, dove tutto è per me sconosciuto, comincio ad accettare le cose per come sono, comincio mio malgrado ad accettare la tua assenza, cambio quello che posso cambiare e vado avanti a proteggere e a guidare i nostri cuccioli, un passo alla volta, nel percorso verso la loro indipendenza in questa vita che può essere ancora meravigliosa, mentre incontro ostacoli da superare e frutti da raccogliere.

Alcuni ostacoli posso affrontarli facilmente, altri so che forse prima o poi potrò aggirarli, anche con l’aiuto inconsapevole di tutto ciò di cui faccio esperienza giorno per giorno. E  come me, anche le creature che abbiamo tanto desiderato potranno farlo, un po’ come il cucciolo di tigre, protagonista della storia letta pochi giorni fa sul libro di Alba Marcoli, “Il bambino lasciato solo”.

Nell’audio 44 (Extra 23) la storia del cucciolo di tigre

 

 

SENZA DI TE MA CON TE

Gli manca la penna rossa cancellabile. Quella che funziona meglio e che ci piace di più la vendono solo in un negozietto che apre più tardi dell’apertura della scuola. Gli prometto di ritornare a portargliela.

“Diglielo al bidello che torni più tardi a portarmi la penna” mi ordina. Lo faccio e vado ad aspettare che la cartoleria apra. Vedo che il supermercato accanto è già aperto, perciò provo a vedere se ce l’hanno anche lì.

No, non ce l’hanno, ma gli occhi mi cadono su un dvd in offerta. È il primo film che io e lui abbiamo guardato da soli al cinema all’aperto l’estate scorsa. Un cartone bellissimo che ha catturato la nostra attenzione dall’inizio alla fine, nonostante fosse davvero tardi.

Lo compro pensando che gli farà piacere fare un cinema a casa, come ci capitava di fare quando eri con noi. Torno a scuola, “Si è messo a piangere per la penna”, mi dice la maestra. Ma adesso è felice di vedermi e di sapere che può contare su di me, nonostante il ritardo. Si mette a sorridere.

 Dopo la scuola ci guardiamo il cartone, abbracciati. Le lacrime scendono emozionate, soprattutto le mie. È come rivivere un bel ricordo solo mio e suo. La tua foto ci guarda per tutto il tempo: sei insieme a noi.

Ti immagino a guardare il film abbracciata a noi. Anche tu ti emozioni. Chissà, forse in quella scena in cui la nonna sta morendo e dice a Vaiana, la protagonista: “In qualunque luogo tu andrai, io sarò con te”. O forse quando le due finalmente si riabbracciano.

Il cartone Oceania (2016)

 

LA POLITICA (con video)

Non ricordo molto di quella materia studiata tanti anni fa all’università. C’è una cosa che però mi è rimasta impressa e che ricorderò sempre per come era scritta a chiare lettere. Il senso era questo: “L’unico obiettivo del politico è quello di farsi rieleggere, non quello di realizzare il bene della collettività”.

Non parlavamo molto di politica tu e io, se non per ricordare quel parente che tu non avevi nemmeno conosciuto nei tanti anni che avevamo già trascorso insieme, ma che era venuto in campagna elettorale a chiederci il voto per sua moglie.

Di una cosa eravamo certi, però. Che nessuno dei due si sarebbe mai occupato di politica. Almeno non di quel tipo di politica, quella che in quel libro vedeva come fine ultimo solo quello di fare i propri interessi.

Ecco perché, quando mi è stato proposto, ero restio a partecipare attivamente a quel seminario squisitamente politico. Mi sono preso il mio tempo, ho osservato, ho valutato e alla fine ho deciso di moderarlo, a modo mio, nel modo più imparziale possibile.

Spero che tu, dal posto in cui ti trovi, sia stata orgogliosa dell’uomo che ti porta ancora nel suo cuore e che fa ogni giorno del suo meglio per svolgere il compito principale che si sente affidato, quello di vivere una vita degna di essere vissuta e soprattutto di permettere che i nostri figli possano fare altrettanto, nonostante la tua assenza.  

E auguro a chiunque sia stato eletto in Parlamento di smentire quello che c’era scritto su quel libro a proposito dei politici. 

La mia sintesi dell’intervento del professor Guzzi al minuto 51’10 – Parole Guerriere a Tropea il 15/02/2018

La mia conclusione con la parabola dell’aquila al minuto 84’30.

IL LIMBO

Sei ancora lì in quel limbo
tra l’amore, i fiori e le onde di acque agitate
di chi vuole che il tuo ricordo persista
e la sabbia di chi vuole che invece sparisca…

SI STA FACENDO GRANDE (con audio)

Si sta facendo grande il nostro ometto. Sembra ieri che è nato e invece sono passati anni. Poco più di cinque insieme a te e poco più di uno senza di te. A volte te ne rendevi conto anche tu, del tempo che scorreva e di lui che raggiungeva dei piccoli grandi traguardi. Allora mi guardavi e mi dicevi qualcosa tipo: “Tra poco andrà a scuola. Ancora non ci credo“. Ci va da più di quattro mesi ed è in gamba anche se a volte crede di non esserlo.

L’abbraccio più bello che ci sia, quello tra madre e figlio.

Ti assomiglia molto nel carattere. Non gli piace persino che qualcuno gli dica direttamente cosa fare e allora mi trovo spesso a dargli ragione, a riconoscere la sua posizione, a connettermi con il suo essere, prima di guidarlo con le parole più giuste sulla strada che lui sceglie di percorrere un passo alla volta assumendosi la sua parte di responsabilità.

Pochi giorni fa ho dato un’occhiata alla sua prima pagella e l’ho trovata molto positiva nei voti e nel suo modo di comportarsi con gli altri.  Non ti nego che ho provato una forte emozione e sono stato fiero di lui, perché sta facendo del suo meglio mentre continua a godersi la sua infanzia, nonostante gli manchiate tu e i tuoi dolci abbracci.  

Quella stessa sera gli ho scritto qualcosa e mi va di leggerti a voce alta le parole per il nostro ometto che si sta facendo grande.

Nell’audio 43 (Extra 22) la lettera che ho scritto a nostro figlio

LE SPADE DI DAMOCLE

13 mesi di indagini, ancora 10 indagati. Spade di Damocle sulle teste di persone che non potranno mai e poi mai riportarti in vita.

Per alcuni il tempo sembra essersi fermato e non scorre più. Ma il tempo passa, la vita continua, senza te al nostro fianco, mentre viviamo, facciamo, creiamo, cresciamo, costruiamo, andiamo avanti nonostante tutto, pur portandoti sempre nel cuore.

Perché è giusto che onoriamo sempre la vita, ciò che ci hai insegnato e donato, mentre quelle spade di Damocle penderanno su alcune di quelle teste per chissà quanto tempo ancora.