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PATCH ADAMS

Ne avevo sentito parlare. Conoscevo il suo nome ma non la storia se non in generale. Non so ancora se quella che ho guardato è troppo romanzata, ma il film interpretato dal compianto Robin Williams ha fatto scorrere dai miei occhi quelle gocce di emozioni che lascio fluire ogni volta che posso.

Patch Adams, il medico che cura i suoi pazienti anche facendoli ridere, trattandoli in modo umano, e stando al loro fianco persino quando stanno per morire: è  su di lui il film che ho guardato in questi giorni, mentre nostro figlio si dedicava ad altro.

Anche tu avresti pianto guardandolo. Ne sono sicuro.

Lo consiglio a tutti, anche e soprattutto a quei pochi che  a volte pensano solo a pararsi il culo facendo firmare al più presto un pezzo di carta chiamato consenso informato; così come lo consiglio a chi in alcuni casi spaventa le pazienti dimenticando le buone regole della comunicazione medico-paziente, mentre in altri casi fortunatamente sembra ricordarle,  apparentemente svolgendo il suo compito come un’eccellenza nel suo campo.

È un film per tutti quelli che riescono ancora a provare emozioni, ad amare il prossimo e a ridere di gusto, nonostante le sofferenze che a volte la vita riserva e nonostante i titoli conquistati – e il logorio di un lavoro – che ad alcuni fanno dimenticare la propria umanità.

L’AMORE INCONDIZIONATO

C’è un tipo d’amore che non pone alcuna condizione: è l’Amore che ogni Madre prova per i propri figli.

Ed è a questo che ho pensato quando ho avuto davanti a me  una foto in cui  guardavi sorridente e felice Pasquale che baciava la piccola Giada attraverso il tuo bel pancione.

Reinterpretare attraverso il disegno quell’istante cristallizzato di quella calda estate di due anni fa mi ha permesso di   rivivere uno dei tantissimi momenti felici che abbiamo trascorso in quel 2016 di gioiosa attesa. L’attesa per la piccola Giada che insieme a Pasquale, a me e a te, avrebbe completato la nostra famiglia, nella quale avrebbe dovuto regnare per tanto tempo ancora l’Amore incondizionato di una Madre per i suoi figli.

Amore incondizionato che, al posto tuo, io  – e tutti quelli che mi aiutano in questa impresa – continuiamo a provare per i nostri due bei figli, che crescono, fanno nuove esperienze, sbagliano e imparano ogni giorno un po’ di più. Com’è giusto che sia, moglie mia, com’è giusto che sia. 

ABBRACCIAMI

Abbracciami con la tua luce
così che io possa uscire dal buio della notte.
Dopo che la tua luce mi avrà avvolto
io ti lascerò andare
così che tu possa salire ancora più in alto,
a brillare come e più di tante altre stelle,
per sempre.

FESTA DELLA MAMMA

Tutte le mamme sono speciali, perché è grazie al tempo trascorso in loro e con loro che siamo qui, in questo istante, a ricordarci che anche chi ha solo il dono di una presenza immateriale, può continuare a gioire, nel ricordo e nei doni che può fare a se stesso e alla propria mamma ogni giorno, anche oggi. Auguri a tutte le mamme del mondo, anche a te che vivi in noi…

SUSSURRI

A volte lo sento, quello che mi sussurri nelle orecchie, indicandomi una delle tante possibili strade.

Ispirato da un disegno di Massimo Carnevale

MI VIVI DENTRO

Erano passati quattro mesi da quel cinque gennaio che non scorderò mai, quando un’amica mi ha scritto raccontandomi di Francesca  e di Alessandro, dicendomi che loro le facevano venire in mente noi e noi la facevamo pensare a loro.

Tu e Francesca avete avuto due modi diversi di andarvene, ma ve ne siete andate tutte e due troppo presto. Lei ha lottato, forte come una Wonder Woman, contro un male che non le ha mai tolto il sorriso e la dignità. Tu hai invece vissuto un’incubo inaspettato dopo la grande gioia che avevi provato – quella di dare alla luce la seconda vita che avevi cresciuto in grembo e che tanto desideravi accompagnare verso tanti altri traguardi.

Mentre per Wondy i medici non hanno colpa alcuna, nel tuo caso le loro responsabilità sono ancora tutte da accertare, perché ancora oggi, sedici mesi dopo, sono ancora dieci quelli che potrebbero essere rinviati a un giudizio che non spetta a noi dare, e che non potrà mai cambiare il fatto che nessuno di quelli che ti ha amato – e continua a farlo – potrà più  guardare il tuo sorriso se non in foto.

Alessandro ha scritto una lettera, carica di emozioni, e ha voluto renderla pubblica, in modo che tanti altri potessero leggerla, anche nel libro che ha la forma di un romanzo, ma che romanzo in realtà non è. Anch’io ti ho scritto poco dopo la tua morte, e continuo a farlo ancora oggi, perché anche tu mi vivi dentro, e continuerai a farlo, in me e nei nostri figli, che crescono bene, sta’ tranquilla.  

Tutti noi continueremo a sorridere alla vita, perché è proprio vero che, come ho letto stamattina, “il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro“.

 

PARLARE L’INGLESE

“Qual è il colmo per un insegnante di lingue?” mi chiedevi ogni tanto. Quando ti dicevo di non saperlo, mi rispondevi arrossendo un po’: “Avere una moglie che non parla l’inglese”.

Ci ho provato a farti appassionare a quella lingua:  avevo persino sperimentato con te e alcuni nostri cari amici un corso d’inglese molto rilassante. Ricordo con gioia che, dopo quel corso, quando siamo stati invitati a cena da una coppia di australiani, ad un certo punto mi hai detto: “Ma com’è possibile? Capisco tutto quello che state dicendo!”

Anche se in seguito ho scritto un paio di libri di inglese per italiani, non ho più insistito: ho capito che se tu avessi voluto imparare l’inglese, sarebbe dovuto partire direttamente da te. La scintilla non è scoccata e io l’ho accettato, perché era giusto così. 

E ogni volta che mi rivolgevi quella domanda sul colmo per un insegnante di lingue io ti rispondevo più o meno così:

“Ognuno, con il poco tempo libero che ha a disposizione, deve fare ciò che gli piace davvero, non fare qualcosa solo perché si sente in dovere di farlo. Sono sempre stato orgoglioso di te e anche tu devi esserlo di te stessa, sempre”.

Oggi, a pochi giorni dalla pubblicazione, sotto forma di libro, di quella storia che ho raccontato anche a te un paio di anni fa, potrei dirti che “il colmo è non averti più accanto a me, donna che capivi l’inglese, ma non hai mai osato parlarlo”. 

Spero mi perdonerai se in copertina ci ho messo una foto in cui tu hai ancora il sole dentro, dolce amore mio.

Informazioni Anteprima Audio Video Meligrana Editore

LO ZOMBIE

ATTENZIONE:  Chi non ha la coscienza a posto, o si lascia facilmente turbare da ciò che legge o ascolta, NON dovrebbe leggere o ascoltare le parole che seguono. Contengono emozioni e pensieri che dovevano essere espressi, anziché repressi. Pensieri ed emozioni che dovevano uscire fuori e permettere, a chi li ha espressi, di continuare a vivere, momento per momento, nel migliore dei modi possibili; e, a chi invece se ne sente destinatario, di scegliere se continuare a crogiolarsi nel suo incubo oppure fermarsi per un attimo e riflettere sulle eventuali conseguenze delle proprie azioni od omissioni.

Nell’audio 45 (E. 24) l’audio integrale di questa pagina


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