È SUCCESSO DAVVERO

È successo davvero
il fatto di vedere il tuo corpo senza vita,
di darti un bacio in quel momento.
È successo davvero
di aver denunciato.
È successo davvero
di aver aspettato la lentezza della giustizia.
È successo davvero
di non avere le risposte alle mie domande.
È successo davvero
di reagire e prendermi cura dei doni che mi hai lasciato.
È successo davvero
di tornare a ridere, a sorridere,
di tornare a vivere.
Perché il passato,
per quanto doloroso sia stato,
è passato,
e vivo il presente.

FLUIRE

Ci sono delle cose che non potremo mai più fare insieme: tu, io e i nostri figli.

Ad esempio, non potrò portare te e i nostri due figli a fare quei piccolissimi viaggi senza troppi fronzoli che una volta ogni tanto – raramente, a dirla tutta – ci permettevamo di fare; così come non potremo avere la tua presenza tangibile in tutte le piccole e grandi occasioni che la vita ancora ci riserverà.

Io non potrò portare te, se non nel cuore, ma posso ancora fare del mio meglio perché, anche quando i nostri figli e io faremo delle cose più o meno speciali, loro due possano sentire accuditi e organizzati come se tu fossi al nostro fianco.

Non posso cambiare il passato. Posso onorarlo ancora, certo, come ho fatto anche in questi intensi mesi del 2019, ma è il presente che voglio vivere, persino quando prendo decisioni che agli altri – dall’esterno – potrebbero sembrare facili da prendere, ma dalle quali dipende il futuro, mio e dei nostri figli.

E allora continuo a muovermi in questo continuo fluire e in questo continuo cambiare che è la vita…

LA GRAVIDANZA È UNA COSA NORMALISSIMA

Ascolto un operatore di 118 che aiuta un padre e una madre che sta per dare alla luce il suo secondo figlio. L’ambulanza sta arrivando, ma non arriverà in tempo. Sarà il giovane infermiere di turno al 118 a guidare i due in questo momento che porta la gioia di una nuova vita. Lo sento dire alla donna che la gravidanza è una cosa normalissima e di non aver paura. Sento la professionalità e l’umanità che ogni medico dovrebbe avere. E alla fine lascio le mie emozioni fluire, le lacrime sgorgare, mentre penso alle volte in cui ti proponevo di partorire in casa invece che in ospedale.

Cosa sarebbe cambiato? Saresti ancora qui? Di certo molto sarebbe andato diversamente da come è andato. E pur senza sapere se pochi giorni dopo avresti avuto ugualmente un’emorragia massiva, pur non sapendo se in quel caso i medici si sarebbero ricordati in tempo di cosa si deve fare in caso di emorragia, so che con i se e con i ma non tornerai a stare accanto alla tua famiglia.

Per questo gioisco e mi commuovo a sapere che ci sono e ci saranno ancora tante nascite che andranno bene. Che ci saranno ancora tanti bambini che potranno avere accanto tutti e due i loro genitori; e che io e tutti quelli che mi aiutano e mi aiuteranno in questa impresa faremo del nostro meglio perché i nostri figli possano gioire di tutte le cose belle che ci sono ancora in questo mondo.

Fonte del solo audio: Lacnews24

IN FONDO AL MARE

In fondo al mare

parlo ma non riesco a parlare
esce un suono indistinto
sento un suono indistinto
mentre i miei polmoni si riempiono d’acqua
ogni volta che ci provo
ma continuo a provare
continuo a chiedere aiuto
a pensare che qualcuno possa ascoltarmi
e che quel qualcuno mi aiuti ad uscire
invece che farmi affondare sempre di più
e allora grido
AIUTO!
AIUTO!

Testo registrato di getto dopo aver riprodotto a modo mio un’illustrazione di Cory Smigliani.

 

 

MIO PADRE

Era il 23 marzo 2017. Tu eri morta da poco più di due mesi. Papà stava molto male. Il giorno prima aveva subito un intervento urgente, fattogli da qualcuno che avevo visto per la prima volta solo il giorno della tua morte e che mi ha rivelato dei dettagli che non avrei potuto conoscere in quel momento.
 
Ero riuscito ad andare alla fiera dell’Annunziata con nostro figlio, l’unico suo nipote che portava il suo stesso nome, l’originale, amava dire tutto orgoglioso. Abbiamo incontrato lo zio, suo fratello, che preoccupato ci ha detto: “Pensi che stavolta la superiamo?”
 
E io, non so come, ho risposto: “Zio, mi farebbe piacere avere un papà per un altro paio di anni”.
 
Sembra proprio che tu e qualcun altro lassù abbiate ascoltato le mie parole, perché a poco a poco è migliorato e solo a quasi due anni da quel 23 marzo 2017, mio padre ci ha lasciati, dopo che i medici che lo hanno assistito nel suo ultimo mese di vita – e a cui tutti noi esprimiamo la nostra più sincera gratitudine – hanno fatto del loro meglio dal lato umano e professionale per accompagnarlo verso il suo traguardo, permettendo anche a noi di ascoltare e dire delle frasi cariche di sentimento mentre ci rendevamo conto di quello che stava per accadere, passo dopo passo, peggioramento dopo peggioramento.
 
Gli ho chiesto di salutarti quando ti avrebbe rivista e spero che tu, insieme a tutti i suoi cari, lo abbiate accolto nel migliore dei modi nella casa che in sogno mi ha mostrato di stare costruendo.
 

QUARANT’ANNI

Quarant’anni, e tu sei davanti alla tua torta. 

Forse l’hai fatta con le tue mani. Stai per soffiare la candelina ed esprimi il tuo desiderio.

“Desidero che sia stato solo un brutto incubo e voglio solo essere qui, insieme a tutti i miei cari, per continuare a vivere la vita con la semplicità che è sempre stata parte di me…” 

Non so quale sarebbe stato il tuo desiderio, ma forse questo è uno dei più probabili.

Buon compleanno, moglie mia.

 

Tiziana Lombardo non potrà festeggiare il suo quarantesimo compleanno insieme ai suoi cari. Il 5 gennaio 2017 ha perso la vita per cause che, dopo due anni di indagini, sono ancora al vaglio della Magistratura.

 

DUE ANNI

Due anni di traguardi piccoli e grandi, raggiunti con il sorriso dell’innocenza e la caparbietà che tu e la maggior parte dei bambini avete.

Poco meno di un anno fa hai cominciato a camminare. Sei caduta, ma ti sei rialzata sempre, insegnando qualcosa anche a noi. Ti abbiamo vista vivere, senza troppi pensieri, senza le preoccupazioni che noi adulti sembriamo crearci ad ogni occasione.

Ti abbiamo ascoltata chiamare con il giusto appellativo ogni persona che ti sta accompagnando nel tuo percorso, così come ti abbiamo ascoltato dire “Questa è la mamma mia” ogni volta che guardavi la foto del dolce sorriso di chi ti ha presentata a tutti noi dopo averti portata in grembo per nove mesi di dolcissima attesa.

E nel giorno del tuo compleanno, ti auguro, figlia nostra, di continuare a crescere godendoti ogni singolo istante del dono della vita, perché ce l’hai tutta davanti a te. Continua a farlo e continua a rialzarti, sempre.

AUGURI

Auguro ai nostri figli che anche nel prossimo anno possano imparare da ogni cosa, che si godano le cose belle e che sappiano affrontare quelle brutte al meglio delle loro possibilità. Che ci credano oppure no, voglio immaginare che, oltre a me e a chi li ama veramente, avranno sempre al loro fianco un angelo – che avrebbe certamente preferito essere ancora qui in carne e ossa – che li osserva e li guida verso l’indipendenza, passo dopo passo.

Auguro a me di avere sempre la forza di continuare a fare del mio meglio, affinché anch’io possa vivere degnamente la vita che merita di essere vissuta nonostante tutto.

Mi auguro che nel 2019 la Magistratura chiuda quelle indagini che durano ormai da due anni, in modo che tutti possano sapere ciò che noi già purtroppo sappiamo, e che si arrivi a un giusto processo dei presunti colpevoli nel più breve tempo possibile.

Auguro a tutti, me compreso, di poter vivere il 2019 diventando causa e non effetto di ciò che accade, e di avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, sempre e comunque.

IL CANTO DI NATALE

“Stanotte ti faranno visita tre spiriti!”

È un classico intramontabile, il canto di Natale di Dickens. Ricordo che tu e io ne abbiamo ascoltata una versione in audiolibro anni fa. “Che bella storia”, ci siamo detti abbracciandoci. Ieri sera, grazie a Laboart e alle compagnie teatrali che hanno collaborato alla sua realizzazione, ho potuto emozionarmi di nuovo, stavolta insieme al nostro ometto.

Il Natale e le feste mi riportano per forza di cose a ciò che ti è accaduto, a pensare ancor di più alla tua assenza così pesante; a pensare anche a chi, forse causa di questa tua assenza, può continuare a gioire come se non avesse svolto alcun ruolo nella tua morte, pur essendo ormai certo che le ore trascorse senza alcun intervento terapeutico sono state davvero troppe.

Ma la storia di Dickens ha qualcosa da insegnare anche a me: che posso continuare a concentrarmi sulla presenza così viva dei tuoi doni, quei figli meravigliosi che mi hai lasciato, che posso ancora apprezzare il vero spirito del Natale e le buone azioni che direttamente o indirettamente io e noi possiamo compiere: accompagnare un anziano nonno a far visita agli amici di un tempo e sentirsi grati di averlo fatto, per esempio.

E posso ricordarmi che il passato, per quanto doloroso sia stato, è già accaduto, mentre  il futuro è ancora tutto da scrivere, anche con ciò che faccio qui e ora, nel momento presente.

Grazie e buon Natale, dolce amore mio, anche per le lacrime che hanno solcato le mie guance nel vedere che persino il vecchio Scrooge ha avuto la sua opportunità di cambiare il corso della sua vita.

 

AGIRE DIVERSAMENTE

Ogni somiglianza è puramente casuale.

L’altro giorno mi hanno raccontato di qualcosa che è successo in un certo ospedale, in un certo reparto.

Una donna in preda ai dolori chiede l’aiuto di un’ostetrica. La donna non è da sola, ma è accompagnata dalla sorella, che non è stata ancora notata dalla sanitaria. L’ostetrica, appena uscita dalla stanza, chiama per telefono un altro medico e, dando espressamente della “scema” alla povera donna in travaglio, chiede come debba procedere, se per parto spontaneo o cesareo. La sorella della partoriente non crede alle proprie orecchie: ha dato della scema a sua sorella!

Comincia un litigio furioso tra le due donne: urla, capelli che vengono tirati, ceffoni e forse pugni.

Questa storia mi ha fatto tornare a quel giorno, ai momenti in cui qualcuno dall’esterno avrebbe potuto pensare che  avrei dovuto usare la violenza invece della forza d’animo, i pugni invece delle lucide domande.

E penso che, ore prima che la tua anima lasciasse il tuo corpo, né tu, né io eravamo consapevoli della gravità di quanto stava accadendo, loro invece sì.  

Dopo che ormai te n’eri andata – persino prima di quando ci è stato comunicato ufficialmente – la violenza non avrebbe portato ad alcun risultato, se non quello di farmi passare dalla parte del torto, dalla parte di chi non avrebbe mai più avuto accesso a quella verità che passo dopo passo si sta formando davanti ai nostri occhi increduli.