OTTAVO ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO (con audio)

Otto anni di matrimonio, migliaia di giorni vissuti insieme.

Oggi sarebbero stati otto gli anni di risvegli l’uno accanto all’altra, felici ora di avere un’altra gradita piccola ospite con noi. Ti avrei dato qualche bacio e ti avrei fatto gli auguri. Magari saremmo andati a mangiare fuori, oppure per l’occasione ti avrei cucinato il solito piatto di tagliatelle ai funghi. Ci saremmo fatti delle risate, avremmo ricordato insieme qualche aneddoto, anche di quella giornata speciale in cui tu e io abbiamo detto sì,  e ci saremmo creati qualche nuovo ricordo.

Purtroppo non sei qui, almeno non  in carne e ossa, a vivere questa giornata speciale con la semplicità che ci ha sempre accompagnati.

Nemmeno il sapere che saresti certamente sopravvissuta, se quel tragico giorno qualcuno avesse agito correttamente, può riportarti indietro. Così come neanche il sapere che qualcuno sarà rinviato a giudizioo che non lo sarà, potrà ridarci i dolci momenti che io e i nostri figli avremmo trascorso insieme a te.

Ciò che oggi è ancora nel pieno delle mie possibilità è farti ugualmente gli auguri, ricordare i nostri momenti belli, sorridere e ridere insieme ai nostri figli, perché so che questo ti fa piacere; perché so che questo può aiutare tutti noi a continuare a vivere bene, a testa alta, nonostante ciò che è successo.

Buon anniversario di matrimonio, dolce amore mio. Ti rileggo alcune delle parole scritte per te esattamente un anno fa.

Nell’audio 36 (Extra 15) testo scritto nel 2016

IL RITO DELLA GALLINA (con audio)

Leggo un libro e mi soffermo su una storia. Mi piace – non so perché – e decido di sintetizzarla in una mappa mentale. Lo faccio, poi la comincio a raccontare a chiunque voglia ascoltarla.

Finito il  disegno, vorrei correre tutto orgoglioso a mostrartelo, proprio come fa nostro figlio appena finisce di scrivere la sua prima parolina sul quaderno.

Racconto la storia anche a lui,  che la ascolta con interesse, e alla fine mi chiede qualcosa di molto importante.

Mi torna in mente l’ultima volta che abbiamo litigato, io e te. A differenza delle altre volte, i musi lunghi sono durati davvero poco, perché nel giro di minuti, prima ancora che tu andassi via per l’intera giornata, io sono venuto da te ad abbracciarti e a darti un bacio sincero che tu hai subito ricambiato.  

Non c’era bisogno di scomodare un monaco che ci proponesse di praticare un bizzarro rito della gallina perché tu e io risolvessimo le nostre incomprensioni in quel modo.

E alla domanda di Pasquale rispondo con naturalezza, senza nemmeno ricordarmi della regola delle 11 “P” con cui si chiude la storia che ho trovato nel libro “La ciotola d’oro” di Consuelo Casula.

Continua nell’audio 35 (Extra 14)

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

È mattina. Tu e io ci svegliamo,  preceduti magari dalla piccola Giada che dolcemente ci fa notare la sua amorevole presenza.

Poi andiamo a svegliare il piccolo grande uomo che sta per percorrere un nuovo cammino. Gli cantiamo una canzoncina improvvisata e colma di gioia. Ci guardiamo emozionati, ripensando al tempo, trascorso troppo in fretta, in cui viviamo e cresciamo insieme.

Arriva il momento. Tutti insieme usciamo e lo accompagniamo a scuola. Qualche bacio grande grande e poi lo osserviamo mentre varca la soglia di questo nuovo percorso di vita.

Sappiamo già che a volte si annoierà e altre volte sarà frustrato. Altre volte invece si divertirà e scoprirà tante cose nuove che gli serviranno per ciò che verrà.

Si emoziona e scappa via dal banco, per la paura del nuovo che tutti possiamo provare. Lo guardo proprio come te, con amore, e ci emozioniamo ancora. Poi ci abbracciamo e ci diamo un altro dolce bacio finché non è pronto a rientrare in classe.

Una parte di ciò che ho scritto è ciò che è realmente accaduto, un’altra non può esserlo, ma è come tu e io abbiamo sempre immaginato questo momento, per tanto tempo, quando scherzavamo sui nuovi traguardi raggiunti dal nostro piccolo grande figlio e da noi con lui.

Così come te, gli auguro il meglio per questi nuovi passi nel mondo reale, quello che circonda tutti noi, che siamo qui a viverlo pienamente, nonostante tutto.

IN PIAZZA A TROPEA

Una piazza del centro storico di Tropea, un tavolino coperto dei nostri libri per continuare a far vivere la nostra storia, a farla ricordare a chi vorrebbe dimenticarla e a farla conoscere a chi ancora non la conosce. Questo e tanto altro è quello che ieri sera l’Associazione Libertas mi ha permesso di vivere in compagnia di altri autori calabresi nelle piazze più belle della perla della Calabria.

Ho conosciuto delle persone che mi hanno dimostrato il loro modo di onorarti e altre che volevano sapere qualcosa a cui non potevo ancora rispondere, ma che presto si saprà.

Ho rivisto delle persone che ti conoscevano e che ancora non sapevano che eri passata oltre. Ci siamo abbracciati e ci siamo dati forza.

Ho trascorso del tempo insieme ad Alessandro Stella, il caro amico che ha scritto la conclusione del nostro libro, chiacchierando e  passando una serata diversa.

Ho riso quando ho riabbracciato Massimiliano Capalbo, l’imprenditore eretico che ha voluto dedicare a noi due il libro che tutti noi calabresi dovremmo leggere, perché siamo proprio “fatti a viver di turismo” e ancora non ce ne rendiamo conto.

Così come a volte non ci rendiamo conto che la vita è fatta anche di questi momenti, di queste occasioni da cogliere, di cui possiamo solo essere grati. 

 

IL PERDONO E LA VENDETTA

Avevamo delle idee diverse sul perdono. Tu mi dicevi che ti era difficile perdonare qualcuno che ti avesse ferita. Dicevi che in ogni caso non sarebbe più stato come prima di quell’offesa grave.

E allora io ti dicevo che forse era vero, ma continuo a credere ancora oggi che perdonare sia qualcosa che si fa per se stessi: significa lasciar andare il dolore causatoci da una persona o da una situazione e continuare a vivere, senza che quel fatto ci tolga l’energia che potremmo usare per ciò che ci è più caro.

Per me perdonare non significa andare da qualcuno e dirgli formalmente “Ti perdono”. Per me era ed è qualcosa di personale, quasi come se io mi perdonassi per il dolore provato e lasciassi andare via quelle emozioni.

Quando poi parlavamo di vendetta, allora ti raccontavo di una donna di nome Yvonne Dolan che, dopo aver subito un sacco di violenze nella sua vita, si è data da fare fino a diventare un’affermata psicoterapeuta e diceva che se avesse rivisto le persone che le avevano fatto tanto male avrebbe semplicemente fatto un gesto inequivocabile, con la mano destra che si sarebbe appoggiata all’interno del braccio sinistro, all’altezza del gomito, che a sua volta si sarebbe piegato verso l’alto. Poi avrebbe aggiunto, sorridendo: “La miglior vendetta è vivere felici”.

E io scelgo di vivere felice con i bellissimi doni che mi hai lasciato.

Una piccola donna insieme al suo fratellone.

LE EMOZIONI PIÙ PROFONDE (con audio)

“Perché sei triste oggi, papà?” mi chiede il mio ometto.
“Si vede, eh?”
“Sì”.

Cambio discorso stavolta, non me la sento di raccontargli che ieri sera ho finito di leggere un libro nel quale si parlava anche di strane esperienze coincidenti con la morte di una persona cara.

Non me la sento di raccontargli che quella mattina, dopo aver fatto la doccia e prima che lui si svegliasse, ho avuto un improvviso dolore al braccio e l’ho ignorato, nonostante mi avesse turbato.

Non me la sento di raccontargli che, dopo aver parlato con te per due volte prima ancora che io partissi per l’ospedale e dopo aver saputo da te che – senza spiegarmene il perché – non eri riuscita a dormire,  sono rimasto ancora a casa a preparare per il tuo rientro mai avvenuto.

Non me la sento di raccontargli che ho saputo solo in seguito che eri messa male già di mattina presto quando eri andata con le tue gambe a far visitare la bambina e che nessuno ha fatto nulla per aiutarti fino a quando poi l’emorragia non è diventata così grave da  non poter essere più ignorata. 

No, oggi non me la sento, ma lo metto per iscritto, in modo che un giorno anche i nostri amati figli possano leggerlo.

È andata così. Poteva andare diversamente, ma non l’ha fatto e allora lascio venire a galla anche queste emozioni più profonde per riempire il vuoto che hai lasciato e per continuare a fare i miei piccoli passi in questa nuova vita senza di te. 

Nell’audio 34 (Extra 13) alcune riflessioni e brani dal libro “La vita dopo un grande dolore” di R. Moody jr. e D. Arcangel


RITROVARE LA FEDE

Sono alcuni mesi che il tuo armadio si apre da solo,  complice la serratura rotta, quasi in assenza di vento.  Ogni volta che lo noto mi chiedo: “Se questo fosse un segno da parte tua, quale significato potrebbe avere?”

Guardandoci dentro mi rendo conto ancor di più che hai tenuto tutto in ordine, fino alla fine. Non ti aspettavi quello che sarebbe successo – nessuno se lo sarebbe mai immaginato – ma, qualunque cosa fosse accaduta, tutto per te era sempre in ordine. 

La tua casa era sempre in ordine. Le tue cose erano sempre in ordine. I tuoi vestiti erano sempre in ordine.  E grazie a questo tuo essere ordinata – diversamente da me – mi hai permesso di ritrovare tutto quello che mi serviva, nel modo più facile possibile.

Una delle due cose che non riuscivo a trovare, stranamente, era il tuo anello nuziale, quello che alcuni mi avevano persino detto di aver visto al tuo dito prima che la tua bara fosse chiusa.

Sapevo che non ce l’avevi al dito,  sapevo che non l’avevi portato in ospedale, sapevo che era a casa, a causa delle dita che ti si erano un po’ ingrossate negli ultimi tempi. Ma dove era?

Oggi mi sono messo a cercare la fede con l’intenzione di trovarla. Ho guardato in tutti i posti in cui avrebbe dovuto essere, poi ho finalmente guardato bene nell’armadio apertosi per l’ennesima volta. Ed eccola lì come a dirmi: “Finalmente mi hai ritrovata!” 

IN CIMA AI NOSTRI MONDI (con audio)

Disegno e testo ispirati dalla canzone inedita, intitolata ‘Not Always’, di Nicola Lico e dal film UPSIDE DOWN che non ho ancora finito di guardare.

In cima ai nostri mondi
Ci avviciniamo
Ma non possiamo toccarci
Tu aiuti me e io aiuto te
Continuiamo a farlo
Anche se siamo su due mondi diversi
Tu lassù e io quaggiù
Ci diamo forza l’un l’altro
Come abbiamo sempre fatto
E come continueremo a fare
In cima ai nostri mondi

Antonio Libertino & Tiziana Lombardo

Nell’audio 33 (Extra 12) la lettura del testo ‘In cima ai nostri mondi’ 

LE STORIE CHE CI RACCONTIAMO (con video lungo)

La vita non è una favola, purtroppo, in cui i protagonisti hanno sempre un lieto fine.

Credo però che le storie che ascoltiamo e quelle che raccontiamo a noi stessi e agli altri possano influenzare la nostra esistenza.

La storia giusta al momento giusto può salvare la vita di una persona. Persino la tua morte può avere il significato di salvare la vita di altri, magari facendo prendere consapevolezza di ciò che può accadere in alcune situazioni, oppure aiutando qualcuno ad affrontare il dolore per la perdita di una persona cara.

“C’è sempre un altro modo di vedere le cose”, una volta mi hai detto, quando ti dicevo di quanto fosse complicata una situazione di cui dall’interno non riuscivo a vederne la soluzione.

Oggi, come allora, mi rendo conto ancora di più che ogni singolo evento, positivo o negativo che sia, e il mio modo di reagire a ciò che accade mi rendono la persona che continuo a diventare giorno dopo giorno.

Raccontiamo tutti delle storie, facciamo in modo che siano quelle che vogliamo vivere.

Io continuerò a farlo, così come ho fatto in quella presentazione  che io e te siamo riusciti a guardare insieme in anteprima, ridendo delusi dal fatto che non ero quasi mai nell’inquadratura di quel video pubblicato proprio il 5 gennaio 2017…

Presentazione sull’uso delle storie nell’apprendimento delle lingue, registrata al Polyglot Gathering di Berlino – 2016

SOSPENDERE L’INCREDULITÀ

Sin da bambino ho letto storie fantastiche, anche di personaggi che riuscivano a fare delle cose impossibili.

Negli ultimi anni ti avevo un po’ coinvolta in questa mia passione per i fumetti o per i film dei supereroi e mi piaceva vederti  leggere ogni tanto quello che leggevo anch’io, quello che mi aiutava e mi aiuta a mantenere viva la fantasia; così come mi piaceva guardare insieme a te quelle serie tv in cui bisognava sospendere l’incredulità .

The Flash (c) DC Comics.

Ricordo che nell’ultimo episodio di Flash che abbiamo guardato insieme, io ho pianto e tu mi prendevi in giro, anche perché, nonostante poi io abbia guardato quell’episodio altre due volte, mi sono emozionato anche in quelle occasioni e non ne capivo il perché.

Ho pianto, forse perché l’eroe era tornato indietro nel tempo e aveva impedito che una persona da lui amata fosse uccisa, dimenticando totalmente le conseguenze che quella sua azione avrebbe avuto.

Ho pensato anche a questo, a cosa avrei fatto di diverso se avessi saputo che la tua partenza si stava avvicinando. Ma so anche che nonostante quell’ultima torta con il simbolo di Superman che hai fatto per me, io non posso ruotare intorno alla Terra così velocemente da ritornare indietro nel tempo e salvarti.

Posso solo sospendere l’incredulità e andare avanti, continuando a onorarti e a rispettarti così come ho fatto per tutto il tempo che io e te abbiamo trascorso insieme.