NON È MAI STATA NOMINATA UNA «TASK FORCE»

All’indomani della morte di Tiziana Lombardo, mia moglie, diversi giornali titolavano che l’allora ministro della salute avrebbe inviato una «task force» per verificare l’operato dei sanitari dell’ospedale in cui la giovane madre ha perso la vita.

In seguito all’interrogazione parlamentare presentata nel settembre del 2018 dagli onorevoli Nesci e Sapia, il ministero ha risposto per iscritto il 22 novembre.

Di seguito un estratto della risposta.

“In merito a quanto richiesto nell’interrogazione parlamentare in esame, si segnala che, a seguito del decesso della paziente di 33 anni [37 anni in realtà, n.d.A.], avvenuto presso l’Ospedale «G. Jazzolino» di Vibo Valentia nel gennaio 2017, il Ministero della salute ha avviato un confronto con la Regione Calabria ai fini della verifica degli eventi intercorsi. 

Nel corso delle interlocuzioni avute, la Regione ha comunicato, il 15 febbraio 2017, di aver condotto un «audit» clinico, volto alla comprensione delle dinamiche e delle cause dell’evento, al quale hanno partecipato tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza alla paziente deceduta. 

Il 23 febbraio 2017, questo Ministero, a fronte del carente riscontro fornito dalla Regione, ha ritenuto di dover ulteriormente approfondire la tematica, chiedendo l’insieme della documentazione riferita all’assistenza prestata alla paziente, a partire dal verbale di pronto soccorso e fino alla cartella clinica relativa al ricovero della paziente presso la Unità Operativa Complessa di Ginecologia dell’Ospedale «G. Jazzolino». 

Tale documentazione è pervenuta con nota del 7 marzo 2017; tuttavia, a seguito di ulteriori valutazioni e vista la delicatezza della materia, il Ministero della salute ha ritenuto di dover trasmettere l’intero fascicolo alla Procura della Repubblica, quale adempimento conclusivo dell’iter di propria competenza. 

Agli atti dei competenti uffici del Ministero non vi è, dunque, alcun provvedimento di nomina di una specifica «task force», essendovi stata — come si è visto – solo un’attività istruttoria, condotta sulla documentazione acquisita dalla Regione Calabria, dall’analisi della quale è emersa l’opportunità della trasmissione all’autorità giudiziaria”.

Il testo integrale di interrogazione e risposta sono disponibili qui:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/00567&ramo=CAMERA&leg=18 

 

AGIRE DIVERSAMENTE

Ogni somiglianza è puramente casuale.

L’altro giorno mi hanno raccontato di qualcosa che è successo in un certo ospedale, in un certo reparto.

Una donna in preda ai dolori chiede l’aiuto di un’ostetrica. La donna non è da sola, ma è accompagnata dalla sorella, che non è stata ancora notata dalla sanitaria. L’ostetrica, appena uscita dalla stanza, chiama per telefono un altro medico e, dando espressamente della “scema” alla povera donna in travaglio, chiede come debba procedere, se per parto spontaneo o cesareo. La sorella della partoriente non crede alle proprie orecchie: ha dato della scema a sua sorella!

Comincia un litigio furioso tra le due donne: urla, capelli che vengono tirati, ceffoni e forse pugni.

Questa storia mi ha fatto tornare a quel giorno, ai momenti in cui qualcuno dall’esterno avrebbe potuto pensare che  avrei dovuto usare la violenza invece della forza d’animo, i pugni invece delle lucide domande.

E penso che, ore prima che la tua anima lasciasse il tuo corpo, né tu, né io eravamo consapevoli della gravità di quanto stava accadendo, loro invece sì.  

Dopo che ormai te n’eri andata – persino prima di quando ci è stato comunicato ufficialmente – la violenza non avrebbe portato ad alcun risultato, se non quello di farmi passare dalla parte del torto, dalla parte di chi non avrebbe mai più avuto accesso a quella verità che passo dopo passo si sta formando davanti ai nostri occhi increduli.