IL PERDONO E LA VENDETTA

Avevamo delle idee diverse sul perdono. Tu mi dicevi che ti era difficile perdonare qualcuno che ti avesse ferita. Dicevi che in ogni caso non sarebbe più stato come prima di quell’offesa grave.

E allora io ti dicevo che forse era vero, ma continuo a credere ancora oggi che perdonare sia qualcosa che si fa per se stessi: significa lasciar andare il dolore causatoci da una persona o da una situazione e continuare a vivere, senza che quel fatto ci tolga l’energia che potremmo usare per ciò che ci è più caro.

Per me perdonare non significa andare da qualcuno e dirgli formalmente “Ti perdono”. Per me era ed è qualcosa di personale, quasi come se io mi perdonassi per il dolore provato e lasciassi andare via quelle emozioni.

Quando poi parlavamo di vendetta, allora ti raccontavo di una donna di nome Yvonne Dolan che, dopo aver subito un sacco di violenze nella sua vita, si è data da fare fino a diventare un’affermata psicoterapeuta e diceva che se avesse rivisto le persone che le avevano fatto tanto male avrebbe semplicemente fatto un gesto inequivocabile, con la mano destra che si sarebbe appoggiata all’interno del braccio sinistro, all’altezza del gomito, che a sua volta si sarebbe piegato verso l’alto. Poi avrebbe aggiunto, sorridendo: “La miglior vendetta è vivere felici”.

E io scelgo di vivere felice con i bellissimi doni che mi hai lasciato.

Una piccola donna insieme al suo fratellone.

LA PORTA BLU

Una volta varcata la soglia della porta blu, dopo aver chiesto subito un paio di volte se tu ce l’avessi fatta e non ottenendo risposta, forse sei stata tu a darmi quella calma e quella lucidità che probabilmente hanno lasciato di stucco i diversi medici intorno a me, mentre ponevo loro le domande giuste per avere i chiarimenti necessari, facendo le mie osservazioni, dichiarando già in quell’istante che avrei fatto di tutto per far accertare la verità attraverso le vie legali. Queste sono le uniche vie che io e tutti i tuoi cari seguiremo con tenacia, perché, come già ho detto io stesso al prete preoccupato che mi ha confessato prima del tuo funerale, “Se cerchi vendetta, devi prima preparare due tombe, una per il tuo nemico e una per te stesso“. E tutti noi vogliamo onorare la tua memoria, vivendo a testa alta la nostra vita, continuando ad essere di buon esempio per chi ci circonda. E lo facciamo per te, per i nostri figli e per noi stessi.