IL CUCCIOLO DI TIGRE (con audio)

Camminando su una strada mai percorsa prima, dove tutto è per me sconosciuto, comincio ad accettare le cose per come sono, comincio mio malgrado ad accettare la tua assenza, cambio quello che posso cambiare e vado avanti a proteggere e a guidare i nostri cuccioli, un passo alla volta, nel percorso verso la loro indipendenza in questa vita che può essere ancora meravigliosa, mentre incontro ostacoli da superare e frutti da raccogliere.

Alcuni ostacoli posso affrontarli facilmente, altri so che forse prima o poi potrò aggirarli, anche con l’aiuto inconsapevole di tutto ciò di cui faccio esperienza giorno per giorno. E  come me, anche le creature che abbiamo tanto desiderato potranno farlo, un po’ come il cucciolo di tigre, protagonista della storia letta pochi giorni fa sul libro di Alba Marcoli, “Il bambino lasciato solo”.

Nell’audio 44 (Extra 23) la storia del cucciolo di tigre

 

 

SOGNI (con audio)

Il giorno del tuo funerale, uno dei preti che lo avrebbe celebrato – lo stesso che ci ha uniti in matrimonio – mi ha avvicinato e mi ha raccontato una storia.

Un uomo non riesce a sognare la defunta moglie e per questo è arrabbiato. Poi, una sera, la moglie si presenta davanti a lui in camera da letto.
“Ma tu sei qui?”, le chiede il marito, stupito ed emozionato.
“E dove volevi che fossi?”, risponde la donna, luminosa e sorridente.
I due si abbracciano e la donna sparisce.

Ho ripensato spesso a quello che mi aveva raccontato il prete, anche perché proprio il giorno prima ti avevo scritto chiedendoti di venire a trovarmi nei miei sogni e di farmi ricordare di averti sognata.

A differenza dell’uomo della storia, io non ti ho più riabbracciata in carne ed ossa, ma ti ho sognata,  e almeno in tre occasioni me ne sono ricordato al risveglio.

Nell’audio 39 (Extra 18) i ricordi di alcuni sogni

 

LA CANZONE DEL MARE

Ancora una volta in macchina. Stiamo andando a prendere la sua pizza preferita. Mi chiede se tu ci fossi quando abbiamo preso quella pizza per la prima volta.  “Sì, perché l’abbiamo mangiata anche quando ho compiuto quarant’anni e la mamma c’era…”

Mi dice che avrebbe voluto passare più tempo con te.
“Purtroppo è andata così e noi possiamo solo farci forza l’un l’altro, prendendoci cura io di te e tu di me… E della sorellina, ovviamente”. Vuole sapere altri dettagli di ciò che ti è successo. Mi dice che ti avrebbe dato volentieri la sua, di vena, pur di salvarti. “Anch’io”, gli dico, “anch’io”.

Tornati a casa, ci guardiamo un cartone che non è un cartone: è una possibile metafora della nostra storia, di quello che è stato e di quello che potrebbe essere. 

Una madre speciale viene portata via dal mare alla nascita della sua secondogenita. Il marito è triste, assente. Al primogenito, che l’ha conosciuta, manca tantissimo. Appena compie sei anni, la piccola scopre di essere una creatura magica, come lo era la madre. E inizia un’avventura fantastica che porterà il padre, il figlio e la figlia a rincontrare per l’ultima volta la madre, per dirle di non portare via con sé la bambina, che la piccola è tutto quello che hanno di lei, oltre che per esprimere pienamente tutte le emozioni utili ad andare avanti come una famiglia.

L’abbiamo fatto anch’io e il nostro ometto: ci siamo abbracciati, le lacrime che diventavano perle, mentre guardavamo quella bellissima scena della canzone del mare.

Grazie mille a Gertrud che, dopo aver guardato questo lungometraggio poco prima di scoprire della morte di Tiziana, ci ha tenuto a farmelo conoscere.

 

 

IL RITO DELLA GALLINA (con audio)

Leggo un libro e mi soffermo su una storia. Mi piace – non so perché – e decido di sintetizzarla in una mappa mentale. Lo faccio, poi la comincio a raccontare a chiunque voglia ascoltarla.

Finito il  disegno, vorrei correre tutto orgoglioso a mostrartelo, proprio come fa nostro figlio appena finisce di scrivere la sua prima parolina sul quaderno.

Racconto la storia anche a lui,  che la ascolta con interesse, e alla fine mi chiede qualcosa di molto importante.

Mi torna in mente l’ultima volta che abbiamo litigato, io e te. A differenza delle altre volte, i musi lunghi sono durati davvero poco, perché nel giro di minuti, prima ancora che tu andassi via per l’intera giornata, io sono venuto da te ad abbracciarti e a darti un bacio sincero che tu hai subito ricambiato.  

Non c’era bisogno di scomodare un monaco che ci proponesse di praticare un bizzarro rito della gallina perché tu e io risolvessimo le nostre incomprensioni in quel modo.

E alla domanda di Pasquale rispondo con naturalezza, senza nemmeno ricordarmi della regola delle 11 “P” con cui si chiude la storia che ho trovato nel libro “La ciotola d’oro” di Consuelo Casula.

Continua nell’audio 35 (Extra 14)

LE STORIE CHE CI RACCONTIAMO (con video lungo)

La vita non è una favola, purtroppo, in cui i protagonisti hanno sempre un lieto fine.

Credo però che le storie che ascoltiamo e quelle che raccontiamo a noi stessi e agli altri possano influenzare la nostra esistenza.

La storia giusta al momento giusto può salvare la vita di una persona. Persino la tua morte può avere il significato di salvare la vita di altri, magari facendo prendere consapevolezza di ciò che può accadere in alcune situazioni, oppure aiutando qualcuno ad affrontare il dolore per la perdita di una persona cara.

“C’è sempre un altro modo di vedere le cose”, una volta mi hai detto, quando ti dicevo di quanto fosse complicata una situazione di cui dall’interno non riuscivo a vederne la soluzione.

Oggi, come allora, mi rendo conto ancora di più che ogni singolo evento, positivo o negativo che sia, e il mio modo di reagire a ciò che accade mi rendono la persona che continuo a diventare giorno dopo giorno.

Raccontiamo tutti delle storie, perciò facciamo in modo che siano quelle che vogliamo vivere.

Io continuerò a farlo, così come ho fatto in quella presentazione  che io e te siamo riusciti a guardare insieme in anteprima, ridendo delusi dal fatto che non ero quasi mai nell’inquadratura di quel video pubblicato proprio il 5 gennaio 2017…

Presentazione sull’uso delle storie nell’apprendimento delle lingue, registrata al Polyglot Gathering di Berlino – 2016

LA FABBRICA DEL TEMPO (con audio)

Tre ore di macchina, metà delle quali passate ad ascoltare gli audio che ho registrato in questi mesi, ridendo, piangendo, riflettendo, percorrendo strade per me nuove.

Tempo ben speso, per un piccolo viaggio che mi porta in un paesino di poco più di mille anime, Albidona, che forse non avrei mai visitato se la concatenazione degli eventi e Massimiliano Capalbo, autore del libro dedicato proprio a noi due, non mi avessero fatto incontrare due persone davvero in gamba, i fratelli Laino.

La fabbrica del tempo, un evento speciale, che sicuramente può toccare il cuore dei presenti, tra cui tanti bambini. Proprio a loro Leonardo mi propone di improvvisare una storia e in maniera scherzosa racconto quella del contadino e del vecchio saggio prima che quei futuri uomini si mettano gioiosamente a disegnare sul corso di quel centro storico.

Una veloce mappa mentale improvvisata durante il dibattito

A un certo punto, durante un interessante dibattito, dal titolo “Resisto ergo sum”, Michele mi invita a dire qualcosa, perché “da una tragedia non nascono altre tragedie, possono nascere delle cose positive, dei momenti di riscatto“.

Poi posso rimettermi in viaggio, ricordandomi di quando ti addormentavi in macchina e io rimanevo sveglio per proteggerti e farti arrivare a casa sana e salva. Chissà perché ieri sera ho avuto la strana sensazione che fossi tu a prenderti cura di me mentre guidavo…

Nell’audio 31 (Extra 10) una registrazione dal vivo del mio intervento

FORSE SÌ, FORSE NO (con audio)

Da quando te ne sei andata, qualcuno ha voluto confidarsi con me, pensando che io potessi, in qualche modo, capirlo più di tanti altri. C’è chi mi ha detto di non aver denunciato nessuno perché tanto “quelli lì rimangono sempre al loro posto e non cambierà niente”. C’è anche chi era consapevole del fatto che i medici, in quella situazione, avevano fatto del loro meglio e la persona da loro amata se n’era andata per volere di Dio.

Ci sono stati dei momenti, soprattutto all’inizio, in cui ho desiderato che alcuni di loro fossero sospesi.

Sarebbe stato giusto che lo fossero? 

Forse sì, forse no.

Sarebbe stato giusto per chi potrebbe aver subito delle conseguenze a causa del loro operato in questi mesi, ma non lo sarebbe stato per tutte le vite che  nel frattempo quegli stessi medici hanno salvato.

Sarebbe stato giusto per chi, tra i coinvolti, potrebbe avere ancora il cuore in subbuglio per ciò che ha fatto o non ha fatto in quelle circostanze, ma forse non lo sarebbe stato per quelli  che si sono visti indagare solo per averti incrociata di sfuggita nei tuoi ultimi tre giorni di vita.

Ho scelto di denunciare e di farlo nel modo più dettagliato che ho potuto.

È giusto che io abbia fatto così?

Forse sì, forse no, proprio come in quella storia che ho letto tanti anni fa su Non perderti in un bicchier d’acqua,  di Richard Carlson.

Nell’audio 30 (Extra 09) un mio adattamento della storia

Nel video qui sotto la preparazione della mappa mentale: chine su matite

NULLA ACCADE PER CASO (con audio)

In una storia ben scritta nulla accade per caso. Può capitare, infatti, che all’inizio il protagonista usi una semplice penna per scarabocchiare qualcosa e questo forse per noi che ascoltiamo la storia, in quel momento, è qualcosa di insignificante, a cui non prestiamo quasi attenzione.

Poi, però, verso la fine della storia, scopriamo che il drago che lo tormentava, viene sconfitto proprio grazie a quella penna che per noi non aveva avuto alcuna importanza.

Molto spesso nella vita, proprio come in una storia ben scritta, ogni singolo evento accade per un motivo. Nulla accade per caso anche se, nel momento in cui avviene, forse non ne capiamo la ragione.

Potrebbe trattarsi di un film in cui qualcuno muore di parto, oppure di un incontro casuale con un “eretico” che nota i miei scarabocchi, oppure ancora un libro aperto a caso su una storia che ci sarà utile in un altro momento.

Guardandoci indietro, tutto può assumere significato, persino una morte tragica, come la tua, dolce amore mio, anche se ancora non possiamo capirne la ragione. Forse la nostra vita è davvero come una storia ben scritta, in cui a volte succedono delle cose che in quel momento non possiamo umanamente spiegare, ma che in futuro potrebbero acquistare tanto significato.

Nell’audio 26 (Extra 05) un adattamento di ciò che ho detto al VI raduno delle imprese eretiche (18-06-2017)


L’UOMO DELLE DUE FRECCE (con audio)

Sono in un ufficio pubblico e c’è da aspettare, forse delle ore, perciò mi metto a leggere uno dei libri che avevo cominciato poco prima della nascita di Giada. Un uomo si lamenta del tempo che deve sprecare per ottenere un semplice documento: sbraita, urla, offende le altre persone. Io, imperterrito e imperturbabile, continuo nella mia lettura e rifletto su ciò che ho già letto.

Poco prima di quel tragico giorno, mi ero fermato a poche pagine dalla storia vera di un uomo che rischiava di morire: ogni stilla del suo sangue stava abbandonando la periferia del suo corpo per ritirarsi sull’estrema linea difensiva del cuore e del cervello. Sentiva tanto freddo.

È così che ti ho trovata quel giorno, pallida, che sentivi tanto freddo. Penso per un attimo che se avessi letto prima quelle parole, forse sarei stato consapevole di quello che ti stava accadendo e magari avrei insistito di più con quei medici che hanno atteso quasi cinque ore prima di farti operare. Poi arriva semplicemente un altro pensiero: non ero io a dover capire la gravità della situazione, a doverlo fare erano quelli che avevano prestato il giuramento di Ippocrate.

Continua dopo l’immagine

E allora continuo a leggere, mentre quel tizio continua a sbraitare, a urlare, a offendere, comportandosi come l’uomo delle due frecce di cui ho letto più avanti nello stesso libro…

Continua nell’audio 23 (Extra 02)

IL MURO DI MATTONI (con audio)

Sono tante le scelte importanti, consapevoli e inconsapevoli, che ho dovuto compiere nella mia vita, nonostante a volte sia stata davvero dura scegliere.

Ho scelto di non seguire le orme di mio padre, anche se ho imparato tanto da lui ed ero in grado di farlo.

Ho scelto di laurearmi in Giurisprudenza e di non fare l’avvocato, anche se sono in grado di scrivere come un avvocato quando è il momento giusto per farlo.

Ho scelto di insegnare l’italiano agli stranieri e di gioire dei loro successi.

Ho scelto di preparare le colazioni per i miei ospiti, di chiacchierare con loro e, quando non lo potevi fare tu, ho scelto persino di pulire le loro camere e i loro bagni, e l’ho fatto per tutto il tempo che ho desiderato farlo.

Ho scelto di sposarmi quando era il momento giusto per farlo e l’ho fatto con te, la persona giusta per me.

Insieme a te, ho scelto di fare dei figli, di amarli e di guidarli, lasciando loro anche la possibilità di imparare dagli errori.

Ho scelto di essere causa, e non effetto della mia vita.

E anche se né tu e né io abbiamo scelto la tua tragica partenza, io posso ancora scegliere di assumermi la responsabilità delle mie azioni, vivendo una vita degna di essere vissuta, nonostante tutto.

E questa è una cosa che permetterò di fare anche ai nostri figli, anche se a volte li vedrò sbattere contro un muro, proprio come in quella storia di Bill O’Hanlon che ti ho raccontato un po’ di tempo prima di dirti addio…

Continua nell’audio 22 (Extra 01)