LA VASCA DA BAGNO

Immaginate di avere una vasca da bagno piena d’acqua.

Togliete il tappo. Il livello dell’acqua scenderà velocemente se non farete qualcosa, ma non riuscite ancora a trovare il tappo.

Allora aprite il rubinetto. Il livello dell’acqua scenderà molto più lentamente.

Alla fine trovate il tappo e lo mettete al posto giusto. Il livello dell’acqua si fermerà, e tenendo il rubinetto aperto raggiungerà il livello ideale.

Fermatevi un attimo.  

Immaginate ora che la vasca sia una persona, una persona che amate, oppure una vostra paziente se siete un medico.

Immaginate che l’acqua sia il suo sangue e che il buco da cui fuoriesce l’acqua sia la lesione che provoca l’emorragia.

Immaginate che il rubinetto aperto siano le trasfusioni e i farmaci che potrebbero mantenere il livello di sangue adeguato a far funzionare il suo cuore.

Immaginate che il tappo siano i chirurghi che fermano l’emorragia.

Lo avete immaginato?

E ora rispondete a questa domanda:

Prima di trovare e mettere  il tappo, voi cosa fareste?

PUOI SOLO OSSERVARE

Ci sono giorni in cui ti immagino seduta, con un vestito elegante e di colore rosso sangue, ad osservare tutto ciò che accade in questa corsa che ci affanniamo a correre ogni giorno.

Osservi i figli da cui hai dovuto separarti così presto e li ispiri a fare le scelte migliori, lasciando loro la libertà di commettere gli errori che servono a imparare.

Osservi me che scrivo, disegno, lavoro, mi prendo cura di noi, sbaglio e mi correggo.

Osservi i tentativi di fare in modo che qualcosa cambi.

Osservi i medici e le donne in dolce attesa, e vorresti fare in modo che la tua morte possa avere almeno il significato di salvare la vita di altri.

Ma puoi solo osservare.

Osservi tutto questo e tanto altro, mentre aspetti che il tempo che ci separa scorra, il tempo che per te, nell’eternità in cui ti trovi adesso, non è altro che un battito di ciglia.

SI STA FACENDO GRANDE (con audio)

Si sta facendo grande il nostro ometto. Sembra ieri che è nato e invece sono passati anni. Poco più di cinque insieme a te e poco più di uno senza di te. A volte te ne rendevi conto anche tu, del tempo che scorreva e di lui che raggiungeva dei piccoli grandi traguardi. Allora mi guardavi e mi dicevi qualcosa tipo: “Tra poco andrà a scuola. Ancora non ci credo“. Ci va da più di quattro mesi ed è in gamba anche se a volte crede di non esserlo.

L’abbraccio più bello che ci sia, quello tra madre e figlio.

Ti assomiglia molto nel carattere. Non gli piace persino che qualcuno gli dica direttamente cosa fare e allora mi trovo spesso a dargli ragione, a riconoscere la sua posizione, a connettermi con il suo essere, prima di guidarlo con le parole più giuste sulla strada che lui sceglie di percorrere un passo alla volta assumendosi la sua parte di responsabilità.

Pochi giorni fa ho dato un’occhiata alla sua prima pagella e l’ho trovata molto positiva nei voti e nel suo modo di comportarsi con gli altri.  Non ti nego che ho provato una forte emozione e sono stato fiero di lui, perché sta facendo del suo meglio mentre continua a godersi la sua infanzia, nonostante gli manchiate tu e i tuoi dolci abbracci.  

Quella stessa sera gli ho scritto qualcosa e mi va di leggerti a voce alta le parole per il nostro ometto che si sta facendo grande.

Nell’audio 43 (Extra 22) la lettera che ho scritto a nostro figlio

A PARTI INVERTITE (con audio)

Quando eravamo insieme parlavamo di tante cose . Parlavamo di vita e anche di morte.

Tante volte ti ho detto che a cento anni avremmo fatto ancora fatto qualcosa di speciale insieme, tipo scalare una montagna. Sapevamo che forse sarebbe stato difficile farlo, perché, se fossimo arrivati a quell’età, probabilmente saremmo stati curvi e pieni di acciacchi e avremmo parlato con una voce da vecchietti, ma dire quelle cose era un modo per esorcizzare la paura di andarsene uno prima dell’altra.

Ricordo anche che in più di un’occasione mi hai detto che se me ne fossi andato io per primo, tu ti saresti lasciata morire. Non so se ho mai creduto a quelle tue parole, perché penso proprio che, a parti invertite, dopo il grande dolore, avresti fatto anche tu del tuo meglio per vivere.

Ci dicevamo anche che ce ne saremmo andati insieme. Ma razionalmente sapevamo che sarebbe stato poco probabile. Era nell’ordine della vita e della morte: a parte il caso di un incidente, in cui saremmo morti davvero insieme, uno dei due se ne sarebbe dovuto andare prima. L’hai fatto tu, anche se troppo presto, e io ti ho risparmiato il grande dolore di vedermi andare via per primo.

Dovunque tu sia, so che sei orgogliosa di ciò che sto facendo giorno dopo giorno e dei miei sforzi quotidiani per indirizzare sulla strada migliore i figli che mi hai lasciato in dono.

E so per certo, che a parti invertite, lo avresti fatto anche tu.

Nell’audio 37 (Extra 16) alcune riflessioni suscitate dalla lettura del libro “La ciotola d’oro” di Consuelo C. Casula