IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

È mattina. Tu e io ci svegliamo,  preceduti magari dalla piccola Giada che dolcemente ci fa notare la sua amorevole presenza.

Poi andiamo a svegliare il piccolo grande uomo che sta per percorrere un nuovo cammino. Gli cantiamo una canzoncina improvvisata e colma di gioia. Ci guardiamo emozionati, ripensando al tempo, trascorso troppo in fretta, in cui viviamo e cresciamo insieme.

Arriva il momento. Tutti insieme usciamo e lo accompagniamo a scuola. Qualche bacio grande grande e poi lo osserviamo mentre varca la soglia di questo nuovo percorso di vita.

Sappiamo già che a volte si annoierà e altre volte sarà frustrato. Altre volte invece si divertirà e scoprirà tante cose nuove che gli serviranno per ciò che verrà.

Si emoziona e scappa via dal banco, per la paura del nuovo che tutti possiamo provare. Lo guardo proprio come te, con amore, e ci emozioniamo ancora. Poi ci abbracciamo e ci diamo un altro dolce bacio finché non è pronto a rientrare in classe.

Una parte di ciò che ho scritto è ciò che è realmente accaduto, un’altra non può esserlo, ma è come tu e io abbiamo sempre immaginato questo momento, per tanto tempo, quando scherzavamo sui nuovi traguardi raggiunti dal nostro piccolo grande figlio e da noi con lui.

Così come te, gli auguro il meglio per questi nuovi passi nel mondo reale, quello che circonda tutti noi, che siamo qui a viverlo pienamente, nonostante tutto.

ALL’ALTEZZA DELLA VITA

Credo che persino un piccolo ostacolo possa sembrarci insormontabile quando siamo alti più o meno un metro e venti. Ma penso anche che se cominciamo a superare delle prove, piccole o grandi che siano, già quando abbiamo ancora quell’altezza, allora da grandi probabilmente riusciremo ad affrontare le altre sfide che troveremo sul nostro cammino.

Di prove il nostro piccolo ometto ne sta affrontando tante negli ultimi tempi: quella enorme della tua mancanza e quelle più piccole, ma altrettanto importanti, che lo stanno preparando a vivere una vita degna di essere vissuta.

Ieri per esempio l’uomo ragno gli ha fatto un baffo: Pasquale si è arrampicato come e meglio del suo supereroe preferito. È salito più o meno fino in cima, da solo, fino a quasi sei metri di altezza. E quando ha avuto qualche attimo di titubanza, io ho fatto l’unica cosa che come padre mi è concesso fare : ho messo da parte la videocamera, mi sono alzato, e ho assistito orgoglioso a ciò che stava facendo, incitandolo e ricordandogli che “se affrontiamo le nostre paure, queste diventano sempre più piccole e magari in un attimo svaniscono“.

E allora è salito ancora, un altro bel po’, affrontando con successo la sua paura dell’altezza. Quando è sceso gli ho detto semplicemente che ero – e sono – orgoglioso di lui, e gli ho anche detto che ciò che più conta è che lui sia orgoglioso di se stesso, per ciò che ha fatto e che continua a fare giorno dopo giorno…

Spider-man (c) Marvel Comics Group.

LA PAURA (con audio)

Quando Pasquale e tua madre sono arrivati, io sono uscito dalla stanza per intrattenerlo. Tu sei rimasta con tua madre e uno dei dottori, che ti aveva visitata in precedenza, ti ha detto – balbettando e probabilmente dimenticandosi molte regole della comunicazione medico-paziente – che, se non ti fossi operata, saresti morta.

Il tuo respiro si è fermato, hai sospirato un paio di volte, sei diventata ancora più pallida di quanto già non fossi, segno che la paura si stava impadronendo di te. Tua madre è venuta a chiamarmi di fretta. Ho lasciato Pasquale con gli zii e sono venuto a incoraggiarti, non sapendo quello che ti aveva detto il dottore. Addirittura mi sono permesso di rimproverare tua madre per la faccia da funerale che aveva davanti a te.

Il mostro con gli occhi nelle mani, tratto dal film “Il labirinto del Fauno”, di Guillermo del Toro, che Tiziana ha guardato pochi giorni prima di andare in ospedale

Non avevo paura, ero fiducioso. E lo sono stato fino a quando, dopo che è cominciato quell’evidente via vai di medici e infermieri, qualcuno, dopo le nostre gentili richieste, si è degnato di dirci che eri grave, che ti stavano rianimando, che eri nelle mani del Signore. È stato solo in quel momento che ho cominciato anch’io ad avere paura. Di certo non mi sono ricordato che in quel modo stavo nutrendo il mostro della storia che non ho mai fatto in tempo a raccontarti…

Continua nell’audio 21


L’ALBERO DEI DESIDERI (1) (con audio)

Negli ultimi due anni, di storie ne ho ascoltate e lette davvero tante. Te le ho sempre raccontate poi, a modo mio. Poco prima di Natale, mentre eravamo in macchina per andare a trovare in ospedale Lorenzo, che il 23 novembre era sopravvissuto a un incidente quasi mortale, ti ho raccontato quella che avevo appena trovato.

Così come l’avevo letta non mi era piaciuta tanto, perciò, oltre a quella, te ne ho raccontata anche una mia versione, abbastanza diversa, adattata in modo che fosse utile ai miei studenti di italiano.

Quella sera, non ne abbiamo parlato, ma ho avuto come la sensazione che quella storia ti avesse turbata. Ho scoperto solo da poco che, tempo prima, avevi detto, piena di paura, a tua madre: «E se al parto mi succedesse qualcosa? E se morissi?»

Mi dispiace tanto che tu abbia avuto paura, dolce amore mio. E mi spiace purtroppo che anche tu abbia subito la stessa sorte del protagonista dell’albero dei desideri.