NELLE TERRE SELVAGGE (con video)

Mi torna in mente quella volta in cui abbiamo guardato il film “Into the Wild“.

C’era un ragazzo che voleva bruciare i ponti con la società che lo circondava, perché proprio non la digeriva. Ha rinunciato ai soldi e alla vita agiata. Aveva un sogno: vivere da solo in Alaska. Alla fine ci è riuscito, per un po’, finché non si è reso conto, poco prima di andarsene, che “la felicità non è reale se non è condivisa“.

Ricordo i lacrimoni che hai pianto quando l’abbiamo guardato insieme, così come ricordo le volte in cui mi hai ripetuto quel messaggio sulla felicità. Perché ti dicevo spesso che se te ne fossi andata via prima di me, avrei mollato tutto e sarei andato a vivere in Himalaya, a meditare dalla mattina alla sera.

Non l’ho fatto e non lo farò, perché voglio ancora essere felice, insieme ai nostri figli e alle persone che vorranno continuare a condividere con me questa realtà in cui non ci sei più.

Ripenso spesso al momento bellissimo della nascita di nostra figlia. Alla fine  di quegli sforzi e quei dolori, quelli che solo voi donne potete conoscere e comprendere, ti ho potuto dare la mano della bambina appena nata.

Abbiamo gioito tantissimo e niente e nessuno al mondo ci potrà togliere questa felicità così reale che abbiamo condiviso tu e io, perché rimarrà in noi, per sempre. È solo di quel momento che avrei voluto parlare l’altro giorno a Storie Italiane.

Note: Tiziana aveva 37 anni e, dal momento del travaglio fino alla sua morte, non è mai uscita da quell’ospedale, indipendentemente da ciò che è apparso scritto nella diretta del 19 dicembre 2017, disponibile su Rai Replay (dal minuto ’50). 

LA MEDITAZIONE

Poco dopo esserci sposati, ti ho detto che avevo cominciato a fare alcuni esercizi che mi permettevano di sentirmi bene e di essere molto sereno anche in situazioni di grande stress. Ti ho incuriosita e hai voluto cominciare a farli insieme a me. Era un bellissimo momento, di grande connessione, tant’è che a volte riuscivo quasi a leggerti nella mente e lo stesso accadeva a te con me.

Lo abbiamo portato avanti a lungo, quel momento, almeno fino alla nascita di Pasquale, quando poi le tue priorità sono giustamente cambiate. Io, invece, ho continuato a fare quegli esercizi, modificandoli, adattandoli alle mie esigenze, continuando a imparare da me stesso, giorno dopo giorno.

Sono gli stessi esercizi che ho fatto piangendo a dirotto all’alba delle mattine successive alla tua morte, quelli che mi hanno fatto sentire già un pelino più bene. Continuo a farli, per aiutarmi e per aiutarci a vivere bene, nonostante tu non sia più fisicamente accanto a noi.