LE EMOZIONI PIÙ PROFONDE (con audio)

“Perché sei triste oggi, papà?” mi chiede il mio ometto.
“Si vede, eh?”
“Sì”.

Cambio discorso stavolta, non me la sento di raccontargli che ieri sera ho finito di leggere un libro nel quale si parlava anche di strane esperienze coincidenti con la morte di una persona cara.

Non me la sento di raccontargli che quella mattina, dopo aver fatto la doccia e prima che lui si svegliasse, ho avuto un improvviso dolore al braccio e l’ho ignorato, nonostante mi avesse turbato.

Non me la sento di raccontargli che, dopo aver parlato con te per due volte prima ancora che io partissi per l’ospedale e dopo aver saputo da te che – senza spiegarmene il perché – non eri riuscita a dormire,  sono rimasto ancora a casa a preparare per il tuo rientro mai avvenuto.

Non me la sento di raccontargli che ho saputo solo in seguito che eri messa male già di mattina presto quando eri andata con le tue gambe a far visitare la bambina e che nessuno ha fatto nulla per aiutarti fino a quando poi l’emorragia non è diventata così grave da  non poter essere più ignorata. 

No, oggi non me la sento, ma lo metto per iscritto, in modo che un giorno anche i nostri amati figli possano leggerlo.

È andata così. Poteva andare diversamente, ma non l’ha fatto e allora lascio venire a galla anche queste emozioni più profonde per riempire il vuoto che hai lasciato e per continuare a fare i miei piccoli passi in questa nuova vita senza di te. 

Nell’audio 34 (Extra 13) alcune riflessioni e brani dal libro “La vita dopo un grande dolore” di R. Moody jr. e D. Arcangel


COSA CI AVRESTI RACCONTATO? (con audio)

Quel giorno sei sempre stata cosciente, da quando sono arrivato in ospedale al momento in cui ti ho lasciata nelle mani di quei medici che avrebbero tentato di salvarti.

Fino a quando ti ho salutata dicendoti “Ti proteggo io!”, sei stata cosciente. Lo sei stata per tutto il tempo, a parte quando hai riposato, in mia presenza, e mi è sembrato che nessuno stesse facendo niente per aiutarti, nonostante tu fossi nel posto giusto.

In questi sei mesi, per una serie di coincidenze, ho scoperto molti dei dettagli che mi mancavano.

Ciò che ancora non so – e che avrei tanto voluto sapere  – è cosa sia successo in tutto quel tempo trascorso da quando ti ho lasciata al momento in cui è iniziato l’intervento. Eri ancora cosciente? A cosa pensavi? Avevi ancora paura?

So che poi hai lottato con tutte le tue forze per tornare nel tuo corpo; che prima di lasciarlo definitivamente, il tuo cuore è ripartito almeno un paio di volte.  Cosa hai vissuto? Se fossi tornata da noi, cosa ci avresti raccontato? Che era tutto buio? Che avevi visto una luce? Che tuo padre era venuto a prenderti? O nulla di tutto questo?

Qualunque cosa ci avresti raccontato, sogno o realtà che fosse, saremmo stati felici di ascoltarti, perché questo avrebbe avuto il significato di averti ancora fisicamente accanto a noi.

Di seguito un estratto di alcune interviste per continuare a ricordare Tiziana Lombardo

IL DISONORE

C’è un medico che lavora con dedizione e umanità per tutta la sua vita. In molte occasioni è capace di prendere le decisioni giuste, di salvare delle vite umane, ma un maledetto giorno, chissà per quale ragione, commette errori su errori, non riuscendo a leggere i risultati di un’analisi del sangue e non facendo un’ecografia approfondita.

Non riesce a capire la gravità di una richiesta di soccorso, ritardando un intervento che avrebbe potuto salvarti la vita. Quando se ne rende conto è già troppo tardi, si fa prendere dal panico e ti mette paura proprio prima che tu ci saluti per l’ultima volta.

Sebbene qualcuno, mimando il gesto di lavarsi le mani, gli dica che ormai sei nelle mani dei chirurghi e che la responsabilità non è più la sua, decide ugualmente di partecipare all’intervento, pur sapendo che con quella diagnosi e quel ritardo ci vorrebbe davvero un miracolo per salvarti.

Alla fine scoppia a piangere, mi dice che tu non dovevi morire, mi dà le condoglianze. Gli dico di stare zitto: lo so che non dovevi morire e lo sa anche lui.

Può aver lavorato con dedizione e umanità per tutta la vita, ma è bastato l’aver contribuito a causare la tua morte per disonorare un’intera carriera.

Forse anche quel medico sta soffrendo, di certo non come noi, ma non sappiamo ancora se  ha avuto il coraggio di ammettere le proprie responsabilità davanti a chi sta indagando sulla tua morte e di pagare le conseguenze delle sue azioni, recuperando una parte dell’onore che gli resta.

L’UOMO DELLE DUE FRECCE (con audio)

Sono in un ufficio pubblico e c’è da aspettare, forse delle ore, perciò mi metto a leggere uno dei libri che avevo cominciato poco prima della nascita di Giada. Un uomo si lamenta del tempo che deve sprecare per ottenere un semplice documento: sbraita, urla, offende le altre persone. Io, imperterrito e imperturbabile, continuo nella mia lettura e rifletto su ciò che ho già letto.

Poco prima di quel tragico giorno, mi ero fermato a poche pagine dalla storia vera di un uomo che rischiava di morire: ogni stilla del suo sangue stava abbandonando la periferia del suo corpo per ritirarsi sull’estrema linea difensiva del cuore e del cervello. Sentiva tanto freddo.

È così che ti ho trovata quel giorno, pallida, che sentivi tanto freddo. Penso per un attimo che se avessi letto prima quelle parole, forse sarei stato consapevole di quello che ti stava accadendo e magari avrei insistito di più con quei medici che hanno atteso quasi cinque ore prima di farti operare. Poi arriva semplicemente un altro pensiero: non ero io a dover capire la gravità della situazione, a doverlo fare erano quelli che avevano prestato il giuramento di Ippocrate.

Continua dopo l’immagine

E allora continuo a leggere, mentre quel tizio continua a sbraitare, a urlare, a offendere, comportandosi come l’uomo delle due frecce di cui ho letto più avanti nello stesso libro…

Continua nell’audio 23 (Extra 02)

NEL POSTO GIUSTO

Ogni somiglianza a persone reali è puramente casuale…

“Ti sei trovata nel posto giusto con le persone sbagliate”.

Se proprio volessi concedere ancora il beneficio del dubbio – perfino in questo caso – potrei dire:

“Ti sei trovata nel posto giusto e con le persone giuste, ma che in quel momento non sono riuscite a fare le scelte giuste”.

Questo è quello che l’avere qualche informazione in più su ciò che ti è successo mi permette di capire. Null’altro.

Capisco che con quella lesione, con quella fuoriuscita di sangue, forse piccola, ma  costante e inesorabile, è praticamente certo che potevi essere salvata se davvero  ti avessero operata tempestivamente. Eri già in ospedale, hai avuto quel malore così grave, hai detto subito che stavi perdendo tanto sangue, le analisi lo confermavano, ma nessuno tra quegli esperti ne ha capito la gravità, se non quando era troppo tardi.

Ciò che per tutti noi che siamo rimasti non è troppo tardi, invece, è continuare a fare in modo che il tuo sacrificio possa avere quel significato più grande che si merita di avere, permettendoci anche  di guardare avanti, pur rispettando ed onorando il passato.