MI VIVI DENTRO

Erano passati quattro mesi da quel cinque gennaio che non scorderò mai, quando un’amica mi ha scritto raccontandomi di Francesca  e di Alessandro, dicendomi che loro le facevano venire in mente noi e noi la facevamo pensare a loro.

Tu e Francesca avete avuto due modi diversi di andarvene, ma ve ne siete andate tutte e due troppo presto. Lei ha lottato, forte come una Wonder Woman, contro un male che non le ha mai tolto il sorriso e la dignità. Tu hai invece vissuto un’incubo inaspettato dopo la grande gioia che avevi provato – quella di dare alla luce la seconda vita che avevi cresciuto in grembo e che tanto desideravi accompagnare verso tanti altri traguardi.

Mentre per Wondy i medici non hanno colpa alcuna, nel tuo caso le loro responsabilità sono ancora tutte da accertare, perché ancora oggi, sedici mesi dopo, sono ancora dieci quelli che potrebbero essere rinviati a un giudizio che non spetta a noi dare, e che non potrà mai cambiare il fatto che nessuno di quelli che ti ha amato – e continua a farlo – potrà più  guardare il tuo sorriso se non in foto.

Alessandro ha scritto una lettera, carica di emozioni, e ha voluto renderla pubblica, in modo che tanti altri potessero leggerla, anche nel libro che ha la forma di un romanzo, ma che romanzo in realtà non è. Anch’io ti ho scritto poco dopo la tua morte, e continuo a farlo ancora oggi, perché anche tu mi vivi dentro, e continuerai a farlo, in me e nei nostri figli, che crescono bene, sta’ tranquilla.  

Tutti noi continueremo a sorridere alla vita, perché è proprio vero che, come ho letto stamattina, “il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro“.

 

IL RITO DELLA GALLINA (con audio)

Leggo un libro e mi soffermo su una storia. Mi piace – non so perché – e decido di sintetizzarla in una mappa mentale. Lo faccio, poi la comincio a raccontare a chiunque voglia ascoltarla.

Finito il  disegno, vorrei correre tutto orgoglioso a mostrartelo, proprio come fa nostro figlio appena finisce di scrivere la sua prima parolina sul quaderno.

Racconto la storia anche a lui,  che la ascolta con interesse, e alla fine mi chiede qualcosa di molto importante.

Mi torna in mente l’ultima volta che abbiamo litigato, io e te. A differenza delle altre volte, i musi lunghi sono durati davvero poco, perché nel giro di minuti, prima ancora che tu andassi via per l’intera giornata, io sono venuto da te ad abbracciarti e a darti un bacio sincero che tu hai subito ricambiato.  

Non c’era bisogno di scomodare un monaco che ci proponesse di praticare un bizzarro rito della gallina perché tu e io risolvessimo le nostre incomprensioni in quel modo.

E alla domanda di Pasquale rispondo con naturalezza, senza nemmeno ricordarmi della regola delle 11 “P” con cui si chiude la storia che ho trovato nel libro “La ciotola d’oro” di Consuelo Casula.

Continua nell’audio 35 (Extra 14)

IN PIAZZA A TROPEA

Una piazza del centro storico di Tropea, un tavolino coperto dei nostri libri per continuare a far vivere la nostra storia, a farla ricordare a chi vorrebbe dimenticarla e a farla conoscere a chi ancora non la conosce. Questo e tanto altro è quello che ieri sera l’Associazione Libertas mi ha permesso di vivere in compagnia di altri autori calabresi nelle piazze più belle della perla della Calabria.

Ho conosciuto delle persone che mi hanno dimostrato il loro modo di onorarti e altre che volevano sapere qualcosa a cui non potevo ancora rispondere, ma che presto si saprà.

Ho rivisto delle persone che ti conoscevano e che ancora non sapevano che eri passata oltre. Ci siamo abbracciati e ci siamo dati forza.

Ho trascorso del tempo insieme ad Alessandro Stella, il caro amico che ha scritto la conclusione del nostro libro, chiacchierando e  passando una serata diversa.

Ho riso quando ho riabbracciato Massimiliano Capalbo, l’imprenditore eretico che ha voluto dedicare a noi due il libro che tutti noi calabresi dovremmo leggere, perché siamo proprio “fatti a viver di turismo” e ancora non ce ne rendiamo conto.

Così come a volte non ci rendiamo conto che la vita è fatta anche di questi momenti, di queste occasioni da cogliere, di cui possiamo solo essere grati. 

 

LE EMOZIONI PIÙ PROFONDE (con audio)

“Perché sei triste oggi, papà?” mi chiede il mio ometto.
“Si vede, eh?”
“Sì”.

Cambio discorso stavolta, non me la sento di raccontargli che ieri sera ho finito di leggere un libro nel quale si parlava anche di strane esperienze coincidenti con la morte di una persona cara.

Non me la sento di raccontargli che quella mattina, dopo aver fatto la doccia e prima che lui si svegliasse, ho avuto un improvviso dolore al braccio e l’ho ignorato, nonostante mi avesse turbato.

Non me la sento di raccontargli che, dopo aver parlato con te per due volte prima ancora che io partissi per l’ospedale e dopo aver saputo da te che – senza spiegarmene il perché – non eri riuscita a dormire,  sono rimasto ancora a casa a preparare per il tuo rientro mai avvenuto.

Non me la sento di raccontargli che ho saputo solo in seguito che eri messa male già di mattina presto quando eri andata con le tue gambe a far visitare la bambina e che nessuno ha fatto nulla per aiutarti fino a quando poi l’emorragia non è diventata così grave da  non poter essere più ignorata. 

No, oggi non me la sento, ma lo metto per iscritto, in modo che un giorno anche i nostri amati figli possano leggerlo.

È andata così. Poteva andare diversamente, ma non l’ha fatto e allora lascio venire a galla anche queste emozioni più profonde per riempire il vuoto che hai lasciato e per continuare a fare i miei piccoli passi in questa nuova vita senza di te. 

Nell’audio 34 (Extra 13) alcune riflessioni e brani dal libro “La vita dopo un grande dolore” di R. Moody jr. e D. Arcangel


FORSE SÌ, FORSE NO (con audio)

Da quando te ne sei andata, qualcuno ha voluto confidarsi con me, pensando che io potessi, in qualche modo, capirlo più di tanti altri. C’è chi mi ha detto di non aver denunciato nessuno perché tanto “quelli lì rimangono sempre al loro posto e non cambierà niente”. C’è anche chi era consapevole del fatto che i medici, in quella situazione, avevano fatto del loro meglio e la persona da loro amata se n’era andata per volere di Dio.

Ci sono stati dei momenti, soprattutto all’inizio, in cui ho desiderato che alcuni di loro fossero sospesi.

Sarebbe stato giusto che lo fossero? 

Forse sì, forse no.

Sarebbe stato giusto per chi potrebbe aver subito delle conseguenze a causa del loro operato in questi mesi, ma non lo sarebbe stato per tutte le vite che  nel frattempo quegli stessi medici hanno salvato.

Sarebbe stato giusto per chi, tra i coinvolti, potrebbe avere ancora il cuore in subbuglio per ciò che ha fatto o non ha fatto in quelle circostanze, ma forse non lo sarebbe stato per quelli  che si sono visti indagare solo per averti incrociata di sfuggita nei tuoi ultimi tre giorni di vita.

Ho scelto di denunciare e di farlo nel modo più dettagliato che ho potuto.

È giusto che io abbia fatto così?

Forse sì, forse no, proprio come in quella storia che ho letto tanti anni fa su Non perderti in un bicchier d’acqua,  di Richard Carlson.

Nell’audio 30 (Extra 09) un mio adattamento della storia

Nel video qui sotto la preparazione della mappa mentale: chine su matite

MESSAGGIO PER UN AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO (con audio)

Stamattina mi sveglio nel nostro grande letto vuoto. Senza pensare a null’altro e dato che  i nostri figli sono in mani sicure, vado a correre per un po’. Mentre lo faccio, ascolto le parole in inglese di Anthony De Mello, gesuita, psicoterapeuta e scrittore indiano, che ho “conosciuto” tanti anni fa grazie a quel Francesco che ringrazio per ciò che sta facendo per me in questo periodo della mia vita.

Una volta rientrato, dopo aver fatto gli altri esercizi, quelli che mi aiutano a stare bene nella mente e nello spirito, mi metto a cercare quel libro che contiene la trascrizione in italiano di quello che ho ascoltato poco prima e mi viene voglia di leggere a voce alta quelle riflessioni sulla rinuncia, perché “nemmeno la rinuncia è la soluzione giusta. Quando si rinuncia a qualcosa, si rimane per sempre legati all’oggetto della rinuncia“.

Qualunque cosa io abbia letto, scritto, ascoltato e fatto finora, non mi ha ancora fatto cambiare idea su alcune cose, perciò accoglierò i miei demoni, perché, come dice De Mello, combattendo contro di essi, non farò altro che dar loro potere e l’unico modo per uscirne è non lasciarsi ingannare...

Nell’audio 29 (Extra 08) un brano dal libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” 

SE LI AMI NON MUOIONO MAI (con audio)

Tre finiti, tanti cominciati, da quando non ci sei più. Li leggo quando c’è silenzio in casa, forse di sera, quando tutti stanno già dormendo o di mattina quando gli altri si stanno per svegliare.

Mi ricordo di averli in libreria, acquistati senza mai averli sfogliati perché prima o poi li avrei letti o perché in quel momento avrei potuto comprarli e forse dopo non lo avrei fatto.

Tra questi ho trovato un libro in cui Giulio Cesare Giacobbe, che è anche uno psicoterapeuta, racconta di come abbia affrontato la prematura scomparsa del figlio ventisettenne: continuando ad amarlo, a parlargli e a portarlo con sé. Perché se li ami non muoiono mai.

Allora penso che parlandoti, a modo mio, cioè , mettendo i miei pensieri per iscritto, affinché i nostri figli li leggano quando sarà il momento giusto per loro,  posso continuare a farti vivere ancora, a non lasciarti morire come quel giorno.  E voglio sperare che negli ultimi istanti della tua vita terrena, dopo averti detto che ti lasciavo in buone mani,  tu sia riuscita ad allontanare i sentimenti di paura e di rabbia e abbia potuto mettere al centro solo l’amore, il tuo amore per noi e quello di chi ti ha amato e continua ad amarti, permettendoti di non morire mai.

Continua nell’audio 25 (Extra 04) 

CONTINUARE A IMPARARE

Imparare per vivere meglio – Foto: Stefano Scordo

Sei sempre stata curiosa di questa mia voglia di continuare ancora a imparare cose nuove e non mi hai mai ostacolato, anzi mi incoraggiavi ad andare avanti.

Certo, qualche volta mi chiedevi cosa cercassi e perché lo facessi. Non ero mai riuscito a trovare una risposta convincente, nemmeno per me stesso.

Oggi potrei risponderti, purtroppo: forse per saper affrontare al meglio tutto quello che è successo e sta ancora succedendo.

Tra le tante cose, ho accettato il gentile invito a partecipare al programma Quinta Colonna e il 13 febbraio ho rotto il silenzio, rivelando pubblicamente una parte di ciò che purtroppo ti è accaduto.

 

In studio a parlare del caso con Paolo Del Debbio