SI STA FACENDO GRANDE (con audio)

Si sta facendo grande il nostro ometto. Sembra ieri che è nato e invece sono passati anni. Poco più di cinque insieme a te e poco più di uno senza di te. A volte te ne rendevi conto anche tu, del tempo che scorreva e di lui che raggiungeva dei piccoli grandi traguardi. Allora mi guardavi e mi dicevi qualcosa tipo: “Tra poco andrà a scuola. Ancora non ci credo“. Ci va da più di quattro mesi ed è in gamba anche se a volte crede di non esserlo.

L’abbraccio più bello che ci sia, quello tra madre e figlio.

Ti assomiglia molto nel carattere. Non gli piace persino che qualcuno gli dica direttamente cosa fare e allora mi trovo spesso a dargli ragione, a riconoscere la sua posizione, a connettermi con il suo essere, prima di guidarlo con le parole più giuste sulla strada che lui sceglie di percorrere un passo alla volta assumendosi la sua parte di responsabilità.

Pochi giorni fa ho dato un’occhiata alla sua prima pagella e l’ho trovata molto positiva nei voti e nel suo modo di comportarsi con gli altri.  Non ti nego che ho provato una forte emozione e sono stato fiero di lui, perché sta facendo del suo meglio mentre continua a godersi la sua infanzia, nonostante gli manchiate tu e i tuoi dolci abbracci.  

Quella stessa sera gli ho scritto qualcosa e mi va di leggerti a voce alta le parole per il nostro ometto che si sta facendo grande.

Nell’audio 43 (Extra 22) la lettera che ho scritto a nostro figlio

LETTERA A GIADA (con audio)

Quella mattina mi ero svegliato presto, avevo scritto una letterina di benvenuto che ho ritrovato casualmente poco più di un mese dopo, sfogliando il taccuino su cui l’avevo scritta. Avevo preparato una mappa che poi ho colorato insieme al nostro ometto, e avevo persino creato con la forbice dei piccoli festoni a omino di cui Pasquale è rimasto stupito. Pensavamo che quello fosse il giorno del vostro arrivo/rientro a casa. Non avrei mai potuto immaginare quello che invece è successo in quella lunghissima giornata…

 

DOLCISSIMO AMORE MIO (con audio)

Faceva un freddo che non ci ricordavamo da tanto, ma di sicuro non così gelido come le lame che accertavano la lacerazione della tua milza e la lesione di un tuo vaso – purtroppo non uno di quelli di terracotta in cui tenevi le tue amate piante. Mi sono appartato per un po’ e ho cominciato a scrivere quelle parole che sono venute fuori così, di getto, senza pensarci.

Pensavo di lasciarle solo per te, dentro la tua bara, nel libro che avevo dedicato al tuo caro padre. Poi i tuoi cugini mi hanno chiesto se potevano leggere qualcosa in tuo onore in chiesa, al tuo funerale, e io ho cambiato idea.

Grazie a due carissimi amici, quel testo, di cui esisteva una sola copia e volevo che restasse accanto a te, è stato fotocopiato in modo che io lo leggessi alla fine di quell’interminabile funzione, in quel gelido sagrato, lo stesso che anni prima, in quel caldo ottobre, ci aveva visti sposare.

E ora lo rileggo un’altra volta, a voce alta, affinché tanti altri possano ascoltarlo…

Audio 01

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