PATCH ADAMS

Ne avevo sentito parlare. Conoscevo il suo nome ma non la storia se non in generale. Non so ancora se quella che ho guardato è troppo romanzata, ma il film interpretato dal compianto Robin Williams ha fatto scorrere dai miei occhi quelle gocce di emozioni che lascio fluire ogni volta che posso.

Patch Adams, il medico che cura i suoi pazienti anche facendoli ridere, trattandoli in modo umano, e stando al loro fianco persino quando stanno per morire: è  su di lui il film che ho guardato in questi giorni, mentre nostro figlio si dedicava ad altro.

Anche tu avresti pianto guardandolo. Ne sono sicuro.

Lo consiglio a tutti, anche e soprattutto a quei pochi che  a volte pensano solo a pararsi il culo facendo firmare al più presto un pezzo di carta chiamato consenso informato; così come lo consiglio a chi in alcuni casi spaventa le pazienti dimenticando le buone regole della comunicazione medico-paziente, mentre in altri casi fortunatamente sembra ricordarle,  apparentemente svolgendo il suo compito come un’eccellenza nel suo campo.

È un film per tutti quelli che riescono ancora a provare emozioni, ad amare il prossimo e a ridere di gusto, nonostante le sofferenze che a volte la vita riserva e nonostante i titoli conquistati – e il logorio di un lavoro – che ad alcuni fanno dimenticare la propria umanità.

LA PAURA (con audio)

Quando Pasquale e tua madre sono arrivati, io sono uscito dalla stanza per intrattenerlo. Tu sei rimasta con tua madre e uno dei dottori, che ti aveva visitata in precedenza, ti ha detto – balbettando e probabilmente dimenticandosi molte regole della comunicazione medico-paziente – che, se non ti fossi operata, saresti morta.

Il tuo respiro si è fermato, hai sospirato un paio di volte, sei diventata ancora più pallida di quanto già non fossi, segno che la paura si stava impadronendo di te. Tua madre è venuta a chiamarmi di fretta. Ho lasciato Pasquale con gli zii e sono venuto a incoraggiarti, non sapendo quello che ti aveva detto il dottore. Addirittura mi sono permesso di rimproverare tua madre per la faccia da funerale che aveva davanti a te.

Il mostro con gli occhi nelle mani, tratto dal film “Il labirinto del Fauno”, di Guillermo del Toro, che Tiziana ha guardato pochi giorni prima di andare in ospedale

Non avevo paura, ero fiducioso. E lo sono stato fino a quando, dopo che è cominciato quell’evidente via vai di medici e infermieri, qualcuno, dopo le nostre gentili richieste, si è degnato di dirci che eri grave, che ti stavano rianimando, che eri nelle mani del Signore. È stato solo in quel momento che ho cominciato anch’io ad avere paura. Di certo non mi sono ricordato che in quel modo stavo nutrendo il mostro della storia che non ho mai fatto in tempo a raccontarti…

Continua nell’audio 21