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SI STA FACENDO GRANDE (con audio)

Si sta facendo grande il nostro ometto. Sembra ieri che è nato e invece sono passati anni. Poco più di cinque insieme a te e poco più di uno senza di te. A volte te ne rendevi conto anche tu, del tempo che scorreva e di lui che raggiungeva dei piccoli grandi traguardi. Allora mi guardavi e mi dicevi qualcosa tipo: “Tra poco andrà a scuola. Ancora non ci credo“. Ci va da più di quattro mesi ed è in gamba anche se a volte crede di non esserlo.

L’abbraccio più bello che ci sia, quello tra madre e figlio.

Ti assomiglia molto nel carattere. Non gli piace persino che qualcuno gli dica direttamente cosa fare e allora mi trovo spesso a dargli ragione, a riconoscere la sua posizione, a connettermi con il suo essere, prima di guidarlo con le parole più giuste sulla strada che lui sceglie di percorrere un passo alla volta assumendosi la sua parte di responsabilità.

Pochi giorni fa ho dato un’occhiata alla sua prima pagella e l’ho trovata molto positiva nei voti e nel suo modo di comportarsi con gli altri.  Non ti nego che ho provato una forte emozione e sono stato fiero di lui, perché sta facendo del suo meglio mentre continua a godersi la sua infanzia, nonostante gli manchiate tu e i tuoi dolci abbracci.  

Quella stessa sera gli ho scritto qualcosa e mi va di leggerti a voce alta le parole per il nostro ometto che si sta facendo grande.

Nell’audio 43 (Extra 22) la lettera che ho scritto a nostro figlio

LE SPADE DI DAMOCLE

13 mesi di indagini, ancora 10 indagati. Spade di Damocle sulle teste di persone che non potranno mai e poi mai riportarti in vita.

Per alcuni il tempo sembra essersi fermato e non scorre più. Ma il tempo passa, la vita continua, senza te al nostro fianco, mentre viviamo, facciamo, creiamo, cresciamo, costruiamo, andiamo avanti nonostante tutto, pur portandoti sempre nel cuore.

Perché è giusto che onoriamo sempre la vita, ciò che ci hai insegnato e donato, mentre quelle spade di Damocle penderanno su alcune di quelle teste per chissà quanto tempo ancora.

UN ANNO DOPO (con audio)

Il 5 gennaio 2018, una giornata sicuramente diversa da quella dell’anno precedente.  

Per puro caso, siamo da soli, io e il nostro ometto, proprio come lo eravamo l’anno prima a inizio giornata, quando ci siamo messi a creare festoni per accogliere te e Giada nella casa in cui non hai più rimesso piede.  

Anche quest’anno succedono tante cose, come in un continuo andare avanti, pur tenendoti sempre viva in un angolo luminoso della nostra mente.

Andiamo persino al mare. Ci bagniamo i piedi (le scarpe e i pantaloni), anche se non era in programma. Questo sembra lavare via i pensieri bui, che vanno e vengono dalla mia mente.

Foto di noi due, scattata per caso da Carmen Pontoriero

Più o meno alla stessa ora in cui il tuo cuore ha cessato definitivamente di battere l’anno prima, lui comincia a girare senza sosta intorno al tavolo con un pezzo di pizza in mano. Non riesce a fermarsi. Mi metto a girare anch’io, per fare un po’ come lui prima di guidarlo a sedersi e a calmarsi. 

A fine giornata leggo qualche messaggio. Qualcuno mi scrive di guardare avanti. È quello che sto facendo, ogni giorno: vado avanti, pur continuando a portarti nel cuore e a onorarti, sempre. Credo che tutti noi, che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti, continueremo a farlo: sarai per sempre nel nostro cuore. Su questo non ci sono dubbi. Anche se andremo avanti, così come va avanti la vita, momento dopo momento, passo dopo passo.

Nell’audio 41 (Extra 20) alcune delle cose successe il 5 gennaio 2018 Film citati nell’audio: CJ7- Creatura extraterrestre
E.T. – L’extra-terrestre

LA CANZONE DEL MARE

Ancora una volta in macchina. Stiamo andando a prendere la sua pizza preferita. Mi chiede se tu ci fossi quando abbiamo preso quella pizza per la prima volta.  “Sì, perché l’abbiamo mangiata anche quando ho compiuto quarant’anni e la mamma c’era…”

Mi dice che avrebbe voluto passare più tempo con te.
“Purtroppo è andata così e noi possiamo solo farci forza l’un l’altro, prendendoci cura io di te e tu di me… E della sorellina, ovviamente”. Vuole sapere altri dettagli di ciò che ti è successo. Mi dice che ti avrebbe dato volentieri la sua, di vena, pur di salvarti. “Anch’io”, gli dico, “anch’io”.

Tornati a casa, ci guardiamo un cartone che non è un cartone: è una possibile metafora della nostra storia, di quello che è stato e di quello che potrebbe essere. 

Una madre speciale viene portata via dal mare alla nascita della sua secondogenita. Il marito è triste, assente. Al primogenito, che l’ha conosciuta, manca tantissimo. Appena compie sei anni, la piccola scopre di essere una creatura magica, come lo era la madre. E inizia un’avventura fantastica che porterà il padre, il figlio e la figlia a rincontrare per l’ultima volta la madre, per dirle di non portare via con sé la bambina, che la piccola è tutto quello che hanno di lei, oltre che per esprimere pienamente tutte le emozioni utili ad andare avanti come una famiglia.

L’abbiamo fatto anch’io e il nostro ometto: ci siamo abbracciati, le lacrime che diventavano perle, mentre guardavamo quella bellissima scena della canzone del mare.

Grazie mille a Gertrud che, dopo aver guardato questo lungometraggio poco prima di scoprire della morte di Tiziana, ci ha tenuto a farmelo conoscere.

 

 

LA MIA VITA SENZA TIZIANA (intervista)

Il 27 ottobre 2017, a poco meno di dieci mesi dall’accaduto, sono stato intervistato da Cristina Iannuzzi, giornalista di LaC News 24. Di seguito la trascrizione del video completo.

C.I.: Il 3 gennaio scorso Tiziana Lombardo mette al mondo la sua secondogenita Giada. Due giorni dopo, la tragedia: muore in sala operatoria. Sono trascorsi nove mesi da quel gravissimo fatto, accaduto all’ospedale di Vibo Valentia. Ma cos’è cambiato in questi nove mesi per Antonio Libertino che ha perso la moglie e i cui due figli hanno perso la mamma?

A.L.: In questi nove mesi stiamo facendo del nostro meglio per andare avanti, onorando il passato, vivendo il presente e progettando il futuro, perché quando succede qualcosa di questo tipo, quando si perde la propria  compagna di vita, è necessario farsi forza per se stessi e anche per i figli ovviamente. Perché Tiziana ha lasciato, oltre a me, due figli: una bambina appena nata, di due giorni all’epoca dei fatti, e un bambino che in quel periodo aveva da poco compiuto 5 anni ed è quello che ho ho seguito di più, nel senso di dargli una mano per poter esprimere tutte le sue emozioni, per poter stare bene psico-fisicamente; perché per un bambino, così attaccato alla propria madre, perderla in quella situazione è stata molto dura. Tra l’altro, ho dovuto dirglielo proprio in quel momento perché eravamo tutti insieme quando l’abbiamo saputo e allora non c’era altra soluzione che dirglielo in quel momento. Ho dovuto trovare la forza per dirglielo nel modo migliore possibile e poi stargli vicino per per aiutarlo a stare bene.

Ricordiamo quello che è successo a sua moglie.

È successo il 5 gennaio, due giorni dopo la nascita della nostra secondogenita. Lei ha avuto un forte malore in mattinata, io sono arrivato quasi subito, l’ho trovata pallida, con la febbre, e ho chiesto aiuto ai medici, i quali si sono attivati. Si sono attivati, però c’ è voluto diciamo abbastanza tempo prima che si agisse e si facesse un intervento, intervento che poi è durato tantissimo. Per noi che eravamo dietro la porta blu è stata un’attesa interminabile. Poi alla fine sono stato chiamato dentro e ho chiesto se ce  l’avesse fatta e purtroppo non ho ricevuto la risposta che volevo.

E lì, dopo averlo detto a mio figlio, dopo aver già trovato la forza di dirlo a mio figlio, il giorno dopo ho trovato la forza di denunciare tutto quello che a  mio modo di vedere doveva essere valutato dalla Magistratura e tuttora ci sono delle indagini in corso.

Nei giorni successivi io ho cercato di farmi forza attraverso la scrittura, attraverso i disegni, attraverso delle storie che ho cominciato a raccontare e poi ho deciso di raccogliere questi miei scritti in un sito internet, in un libro e il il libro è quello che ha tra le mani.

Tiziana – Amore che genera Amore. Perché questo titolo?

A.L.: Il titolo è questo perché abbiamo provato tantissimi sottotitoli a 
questo libro, però alla fine ho deciso che dovesse prevalere l’Amore perché questa è la storia di un Amore e magari può ispirare altre persone, questo Amore, e far sì che nasca altro Amore.

Del resto, una delle frasi che ho scritto e che ho voluto scrivere all’inizio del libro è “Possa la morte di qualcuno avere almeno il significato di salvare la vita di altri“, perché, indipendentemente da quelli che saranno i risultati delle indagini, questa storia può aiutare tante persone.

Può aiutare me, ad essermi da stimolo paradossalmente ad affrontare la vita senza la mia compagna di vita.

Al tempo stesso può essere utile alle donne in dolce attesa, le quali
potrebbero rendersi consapevoli di eventuali segnali che si possono
verificare alla nascita di un bambino e quindi magari poterli
affrontare diversamente da come li abbiamo affrontati noi.

E inoltre, sempre indipendentemente dalle dalle risultanze delle indagini, anche gli operatori sanitari e i medici possono prendere consapevolezza del ruolo che che svolgono e e dell’attenzione che devono mettere nella nella loro attività medica.

Ogni somiglianza a persone o situazioni è puramente casuale…

La cosa strana che è successa è che molte persone hanno cominciato a scrivermi, hanno cominciato a dirmi che quello che io stavo facendo – perché di volta in volta io pubblicavo questi miei scritti, queste mie storie – stava aiutando anche loro. La cosa mi è sembrata molto strana all’inizio perché credevo che io stessi facendo quello che stavo facendo principalmente per me, poi ho parlato con alcuni psicologi i quali mi hanno detto che attraverso di me le persone riuscivano a prendere consapevolezza di alcune situazioni ed eventualmente affrontarle senza il grande dolore che invece stavo provando io.

Cosa le manca di più di sua moglie?

Tutto. La sua presenza in ogni caso è qui con me perché ci sono i miei figli che sono i doni meravigliosi che lei mi ha lasciato e di cui mi sto prendendo cura.

E lei come sta?

Io sto bene, fondamentalmente, perché proprio il fatto di affrontare di petto le emozioni che affioravano di volta in volta mi sta permettendo di  mantenere serenità e calma nonostante tutto.

Antonio, perché ha scelto questo luogo? Siamo davanti alla cattedrale di Mileto.

Ho scelto questo posto perché è il posto in cui io e Tiziana ci siamo sposati e purtroppo è anche il posto in cui io ho dato l’ultimo saluto a mia moglie, perché è il posto in cui è stato celebrato il funerale il 9 gennaio di quest’anno. Ho scelto subito questo posto quando mi hanno chiesto dove celebrare il funerale perché per me era molto significativo e mi sarebbe piaciuto proprio, purtroppo, mio malgrado, fare il funerale qui.

Leggete anche:

Il dolore della perdita ne “La mia vita senza Tiziana”  (Link esterno)

IL PUZZLE DELLA VITA (con audio)

Apro un armadietto e trovo un piccolo regalo che ti avevo fatto per il nostro terzo anniversario di matrimonio. È un puzzle, composto da una foto di noi che allora eravamo ancora in tre. Lo osservo e noto che qualche pezzo si è staccato. Lo ricompongo e penso al nostro di puzzle, ormai scombinato.

Ma mentre quello che guardo è qualcosa di statico, un fermo immagine di un momento gioioso del passato, la vita che ho davanti è qualcosa che si muove e cambia continuamente.

So che qualsiasi cosa accada d’ora in avanti, tu sarai sempre parte di me, e di noi, perché è anche grazie a te che sono la persona, in costante mutamento, che continuo a diventare.

Voglio sperare che i pezzi del mosaico che è la vita stessa, alla fine, trovino la loro giusta collocazione e, guardandomi indietro, magari riuscirò a trovare il senso del  sentiero che percorro e degli ostacoli che ci trovo sopra. 

Tocca a me compiere ogni giorno una di  quelle piccole azioni che mi permettono di vivere bene. E so che posso farlo, mentre vivo il momento presente, onoro il passato e progetto il futuro.

Nell’audio 38 (Extra 17) le parole che accompagnavano il puzzle regalato a Tiziana

 

SOSPENDERE L’INCREDULITÀ

Sin da bambino ho letto storie fantastiche, anche di personaggi che riuscivano a fare delle cose impossibili.

Negli ultimi anni ti avevo un po’ coinvolta in questa mia passione per i fumetti o per i film dei supereroi e mi piaceva vederti  leggere ogni tanto quello che leggevo anch’io, quello che mi aiutava e mi aiuta a mantenere viva la fantasia; così come mi piaceva guardare insieme a te quelle serie tv in cui bisognava sospendere l’incredulità .

The Flash (c) DC Comics.

Ricordo che nell’ultimo episodio di Flash che abbiamo guardato insieme, io ho pianto e tu mi prendevi in giro, anche perché, nonostante poi io abbia guardato quell’episodio altre due volte, mi sono emozionato anche in quelle occasioni e non ne capivo il perché.

Ho pianto, forse perché l’eroe era tornato indietro nel tempo e aveva impedito che una persona da lui amata fosse uccisa, dimenticando totalmente le conseguenze che quella sua azione avrebbe avuto.

Ho pensato anche a questo, a cosa avrei fatto di diverso se avessi saputo che la tua partenza si stava avvicinando. Ma so anche che nonostante quell’ultima torta con il simbolo di Superman che hai fatto per me, io non posso ruotare intorno alla Terra così velocemente da ritornare indietro nel tempo e salvarti.

Posso solo sospendere l’incredulità e andare avanti, continuando a onorarti e a rispettarti così come ho fatto per tutto il tempo che io e te abbiamo trascorso insieme.