NOSSO LAR

Riordinando i ricordi, penso a quello strano discorso che tu e io abbiamo fatto proprio poco prima di quello che non avremmo mai potuto aspettarci.

Non so come, ma abbiamo cominciato a parlare di cosa avrei fatto io se tu fossi morta. A parte la solita battuta sulla festa, mi hai chiesto se mi sarei messo con  un’altra donna. Prima o poi sì, ti ho risposto. Ricordo che non l’hai presa bene ma, appena ti ho detto che i figli avrebbero avuto bisogno di una figura femminile e che comunque non era mia intenzione risposarmi, abbiamo lasciato cadere la cosa.

Il tempo passa e ad oggi io non sto con nessun’altra. Ai figli manca ancora una figura femminile speciale.

“Quando mi trovi una mamma come la mia?”

Quella domanda dalla risposta impossibile mi torna spesso in mente, ancor più delle circostanze e del momento in cui mi è stata posta.

Ripenso al film che avrei potuto guardare insieme a te, ma che poi ho guardato da solo l’estate scorsa.

Un uomo, morto anzitempo, dopo aver fatto esperienza dell’aldilà, torna in forma di spirito a casa sua e trova la moglie con un nuovo amore,  che purtroppo è gravemente ammalato. All’inizio, lo spirito si arrabbia tantissimo nel vedere la sua compagna di vita con un altro uomo, ma poi accetta che la vita della sua amata vada avanti anche senza di lui. In qualche modo benedice l’acqua che viene poi bevuta dal compagno della moglie, e questi  guarisce.

Guardo questa scena e mi metto a piangere, credendo quasi quasi che tu volessi completare quello strano discorso lasciato a metà.

LE EMOZIONI PIÙ PROFONDE (con audio)

“Perché sei triste oggi, papà?” mi chiede il mio ometto.
“Si vede, eh?”
“Sì”.

Cambio discorso stavolta, non me la sento di raccontargli che ieri sera ho finito di leggere un libro nel quale si parlava anche di strane esperienze coincidenti con la morte di una persona cara.

Non me la sento di raccontargli che quella mattina, dopo aver fatto la doccia e prima che lui si svegliasse, ho avuto un improvviso dolore al braccio e l’ho ignorato, nonostante mi avesse turbato.

Non me la sento di raccontargli che, dopo aver parlato con te per due volte prima ancora che io partissi per l’ospedale e dopo aver saputo da te che – senza spiegarmene il perché – non eri riuscita a dormire,  sono rimasto ancora a casa a preparare per il tuo rientro mai avvenuto.

Non me la sento di raccontargli che ho saputo solo in seguito che eri messa male già di mattina presto quando eri andata con le tue gambe a far visitare la bambina e che nessuno ha fatto nulla per aiutarti fino a quando poi l’emorragia non è diventata così grave da  non poter essere più ignorata. 

No, oggi non me la sento, ma lo metto per iscritto, in modo che un giorno anche i nostri amati figli possano leggerlo.

È andata così. Poteva andare diversamente, ma non l’ha fatto e allora lascio venire a galla anche queste emozioni più profonde per riempire il vuoto che hai lasciato e per continuare a fare i miei piccoli passi in questa nuova vita senza di te. 

Nell’audio 34 (Extra 13) alcune riflessioni e brani dal libro “La vita dopo un grande dolore” di R. Moody jr. e D. Arcangel