UN CONTINUO INCONTRARSI

Una volta mi hai raccontato di qualcuno a cui non piaceva il modo di comportarsi della persona che stava per sposare. “Appena ci sposiamo l’aggiusto io” avrebbe anche detto. “Ma perché lo sposa se non lo accetta così com’è?” ti ho chiesto io.

Non so come sia andata a finire per quella coppia, ma immagino che non sia stato il modo migliore per iniziare quel rapporto speciale che tu e io abbiamo sempre considerato essere il matrimonio: quell’unione in cui due persone crescono insieme, pur mantenendo le loro individualità.

Mi dicevi che ero cambiato, in meglio, da quando ci eravamo sposati. Sono sempre stato un gran disordinato – e lo sono ancora – ma grazie a te ho imparato ad esserlo di meno. E tu, che sei sempre stata così esageratamente ordinata, hai imparato ad accettare che qualcosa a volte poteva essere temporaneamente fuori posto senza che il mondo cessasse di esistere.

Il matrimonio per noi è sempre stato – al di là dell’amore e della passione, degli alti e dei bassi – anche questo: un continuo incontrarsi a metà strada, facendo dei passi l’uno verso l’altra, accettandoci nel nostro percorso di continuo mutamento. Era questo che ci dava la certezza che io e te avremmo continuato a stare insieme, per sempre.

Ed è questo mio accettare le cose come sono e come cambiano che forse mi permetterà di continuare a crescere, nonostante tutto.

L’UOMO NON OSI SEPARARE CIÒ CHE DIO UNISCE (con audio)

Ci sono alcune cose che si devono fare con grande convinzione. Per me mostrare l’entusiasmo di andare incontro a una vita insieme è una di queste. Non ho mai avuto dubbi sul fatto che io e te saremmo stati insieme, come marito e moglie e come genitori di splendidi figli.

Chissà quante risate ti sarai fatta da lassù, quando hai visto che, poco tempo fa, proprio di fronte a me c’era una bella coppia con un bambino di un anno e mezzo circa. L’emozione di sentire uscire dalla mia bocca quelle stesse parole, in inglese stavolta, che padre Michele aveva pronunciato per noi più o meno otto anni prima, è stata forte, ma per quei pochi minuti  in cui sulla spiaggia di Tropea ho celebrato l’unione simbolica di una nuova famiglia, come prete onorario posso dire di essermela cavata.

Ho voluto mettere su carta quella scena e mentre lo facevo ho sentito il forte desiderio di riguardare, e rivivere, il momento in cui io e te abbiamo pronunciato quel fatidico “sì” e persino il caro padre Michele ha interrotto la celebrazione per  far notare ai presenti l’estrema convinzione con cui ho espresso la mia volontà di stare insieme a te, di amarti e onorarti per tutta la mia vita. Ho pianto, ma ho anche riso di gusto, nel rivedermi, nel rivederci, in quel momento speciale.

Nell’audio 27 (Extra 06) il “sì” più convinto della mia vita