LIBERA DI VOLARE

Nella mia vita ho letto tanto e di tutti i generi, ma mai ho dovuto riflettere così a lungo se confrontarmi con un testo, come quello per cui ho trovato il coraggio e la forza in questi giorni.

Spesso tu non riuscivi a ritagliarti del tempo per leggere e per me era un piacere farlo, per te e con te: ti leggevo a voce alta tanti bei libri, facendoti appassionare alle storie che nascevano da quelle pagine e dalla mia voce, tant’è che spesso mi chiedevi impazientemente di andare avanti con il capitolo successivo.  

A volte ci mettevamo dei mesi per finirne uno, ma poi lo finivamo, godendoci  insieme quel viaggio di scoperta. E se fare tutto questo con te era un piacere, leggere invece quello che ho letto, in silenzio e da solo stavolta, è stato un gran dolore.

È la lettura che non auguro mai a nessuno di dover fare, né tanto meno di doverne guardare le foto. Non tanto per la difficoltà del linguaggio usato, che tutto sommato ho capito, ma per il suo contenuto.

Perché purtroppo il contenuto, macellato e sezionato, era il tuo guscio senza vita. Ma così come ho trovato la forza di leggere con attenzione quel freddo documento, so per certo che il tuo spirito era, ed è, libero di volare, senza più alcun limite, e questo mi dà il coraggio di andare avanti…

MESSAGGIO PER UN AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO (con audio)

Stamattina mi sveglio nel nostro grande letto vuoto. Senza pensare a null’altro e dato che  i nostri figli sono in mani sicure, vado a correre per un po’. Mentre lo faccio, ascolto le parole in inglese di Anthony De Mello, gesuita, psicoterapeuta e scrittore indiano, che ho “conosciuto” tanti anni fa grazie a quel Francesco che ringrazio per ciò che sta facendo per me in questo periodo della mia vita.

Una volta rientrato, dopo aver fatto gli altri esercizi, quelli che mi aiutano a stare bene nella mente e nello spirito, mi metto a cercare quel libro che contiene la trascrizione in italiano di quello che ho ascoltato poco prima e mi viene voglia di leggere a voce alta quelle riflessioni sulla rinuncia, perché “nemmeno la rinuncia è la soluzione giusta. Quando si rinuncia a qualcosa, si rimane per sempre legati all’oggetto della rinuncia“.

Qualunque cosa io abbia letto, scritto, ascoltato e fatto finora, non mi ha ancora fatto cambiare idea su alcune cose, perciò accoglierò i miei demoni, perché, come dice De Mello, combattendo contro di essi, non farò altro che dar loro potere e l’unico modo per uscirne è non lasciarsi ingannare...

Nell’audio 29 (Extra 08) un brano dal libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” 

LA STORIA INFINITA

Era un libro a cui io e te ci eravamo appassionati per mesi e mesi. Te lo leggevo a voce alta, un po’ alla volta  e ogni volta che potevo, magari prima di addormentarci o dopo pranzo. Sembrava non finisse mai, lo diceva pure il titolo, ma poi siamo arrivati all’ultima pagina, ritrovandoci arricchiti per le avventure dei personaggi che l’animavano.

Non era solo una storia, ma tante in una, e c’erano due colori ad indicarci in quale mondo ci trovassimo. Come in tutte le storie, i protagonisti erano in viaggio, verso qualcosa di più grande, mentre affrontavano ciò che gli si poneva davanti, imparando da ogni singola esperienza.

Ho ricominciato a leggerlo, al nostro ometto stavolta, per aiutarlo ad addormentarsi con qualcosa in grado di arricchire anche lui. Ricordavo che uno dei protagonisti aveva perso la mamma, ma non ne ricordavo le circostanze. Le ho rilette ieri sera nella parte in rosso poco prima che si addormentasse, incerto per un attimo se farlo, dato che mi è sembrato di rivivere proprio quello che è successo a noi.

Anche se alcune cose non possiamo cambiarle più, la storia infinita di cui siamo parte tutti noi, quella sì che possiamo viverla, momento per momento, continuando a raccogliere tutto ciò che ci vorrà offrire.


I pensieri di Bastiano divagarono.  Improvvisamente nel ricordo rivide il lungo corridoio della clinica dove era stata operata la mamma. Egli era stato lì con il papà per molte ore davanti alla sala operatoria. Medici e infermiere andavano e venivano. Quando il papà domandava come stava la mamma, gli davano sempre delle risposte evasive. Pareva che nessuno di loro sapesse realmente come stava. Finché da ultimo era arrivato un uomo calvo con un camice bianco e un’aria stanca e triste. Aveva detto che tutti gli sforzi erano stati vani
e che gli dispiaceva molto. Aveva stretto la mano a tutt’e due e borbottato «Sentite condoglianze».

Da La storia infinita, di Michael Ende