LA CANZONE DEL MARE

Ancora una volta in macchina. Stiamo andando a prendere la sua pizza preferita. Mi chiede se tu ci fossi quando abbiamo preso quella pizza per la prima volta.  “Sì, perché l’abbiamo mangiata anche quando ho compiuto quarant’anni e la mamma c’era…”

Mi dice che avrebbe voluto passare più tempo con te.
“Purtroppo è andata così e noi possiamo solo farci forza l’un l’altro, prendendoci cura io di te e tu di me… E della sorellina, ovviamente”. Vuole sapere altri dettagli di ciò che ti è successo. Mi dice che ti avrebbe dato volentieri la sua, di vena, pur di salvarti. “Anch’io”, gli dico, “anch’io”.

Tornati a casa, ci guardiamo un cartone che non è un cartone: è una possibile metafora della nostra storia, di quello che è stato e di quello che potrebbe essere. 

Una madre speciale viene portata via dal mare alla nascita della sua secondogenita. Il marito è triste, assente. Al primogenito, che l’ha conosciuta, manca tantissimo. Appena compie sei anni, la piccola scopre di essere una creatura magica, come lo era la madre. E inizia un’avventura fantastica che porterà il padre, il figlio e la figlia a rincontrare per l’ultima volta la madre, per dirle di non portare via con sé la bambina, che la piccola è tutto quello che hanno di lei, oltre che per esprimere pienamente tutte le emozioni utili ad andare avanti come una famiglia.

L’abbiamo fatto anch’io e il nostro ometto: ci siamo abbracciati, le lacrime che diventavano perle, mentre guardavamo quella bellissima scena della canzone del mare.

Grazie mille a Gertrud che, dopo aver guardato questo lungometraggio poco prima di scoprire della morte di Tiziana, ci ha tenuto a farmelo conoscere.

 

 

L’AMORE È L’ANIMA (con audio)

Alcuni credono che un uomo non debba mai piangere, soprattutto davanti agli altri. Io no, non ci credo, anche perché all’inizio del 2017 ho pianto davvero tanto, finché nel mio corpo non ho più avuto lacrime da far uscire fuori. Ho pianto da solo, ho pianto in compagnia, ho pianto in macchina, ho pianto mentre ricordavo i nostri momenti belli per scrivere l’inizio del nostro libro.

Per quel piccolo pezzo di plastica su cui abbiamo fatto imprimere il tuo sorriso che ci segue sempre – anche quando ci spostiamo – abbiamo scelto una frase che per me è molto vicina al vero, anche perché sento davvero l’amore che riesci a darci ancora, al di là della vita che ti ha lasciato. Forse è anche per questo che ho cominciato a piangere di meno e a ridere di più, relativamente presto. E, ogni volta che ce n’è l’occasione, rido fragorosamente, non provando alcun senso di colpa: vivo la mia vita pienamente, nonostante la cosa gravissima che ci è successa

Se c’è qualcuno davanti a cui però non avrei mai e poi mai voluto piangere, quello era nostro figlio, anche se ho fatto del mio meglio per evitarlo. Io e lui parliamo spesso di te e di quello che è successo, ricordandoci anche le cose belle che hai fatto e ridendo delle volte in cui ci facevi davvero divertire…

Continua nell’audio 24 (Extra 03)