L’EFFETTO PIGMALIONE

Anni fa ho letto di uno strano esperimento, avvenuto in una scuola americana. Dei ricercatori hanno simulato un test di intelligenza con dei bambini. Subito dopo hanno comunicato agli insegnanti di quegli alunni che alcuni di loro erano davvero dei geni e che entro la fine dell’anno le loro capacità si sarebbero sviluppate enormemente. E così è stato davvero. Solo che il test era finto, i bambini etichettati come superintelligenti erano stati scelti a caso. È stata la convinzione degli insegnanti, che inconsciamente hanno cominciato a trattare quei bambini diversamente, a favorire quei risultati.

E se questo è vero in positivo, allora può essere vero anche in negativo. Forse era a questo esperimento che pensavo quando, la sera prima di rimandare il nostro piccolo ometto all’asilo, il primo giorno dopo le vacanze natalizie, che poi coincideva con il giorno del tuo funerale, ho fatto avvisare le maestre e i genitori di non darmi condoglianze in sua presenza, di trattarlo nel modo più naturale e spontaneo, senza dargli delle attenzioni speciali.

Io continuerò a vederlo come il bambino in gamba che si dimostra di essere giorno dopo giorno e chiedo a tutti quelli che gli stanno intorno di continuare a fare lo stesso.

IL LATTE

«Adesso che non c’è più la mamma il latte non potrò berlo mai più!» Il suo alimento preferito, seguito a ruota dalla carne grigia, glielo dava solo la sua dolce mamma, abbracciandolo e coccolandolo, perciò, con chi mai avrebbe potuto berlo ancora?

Quella del latte è stata una delle prime questioni che ho dovuto affrontare dopo avergli dato, soffrendo enormemente, quella triste notizia. Sono state tante le domande e le affermazioni categoriche a cui ho dovuto rispondere proprio in quel momento in cui la nostra vita sembrava aver toccato il fondo più profondo.

Ad alcune non avrei mai voluto rispondere, ma ho trovato la forza di farlo, con tutto l’amore di cui sono capace. Quando, due giorni dopo, Pasquale ha ricominciato a berlo, facendosi coccolare da me, convinto anche da quel piccolo premio che gli avevo promesso, sono stato così felice che mi sono allontanato e ho pianto di nuovo, stavolta per la gioia di quel piccolo successo.

Oggi puoi essere davvero orgogliosa di lui, moglie mia, perché abbiamo fatto un altro piccolo passo. Il furbacchione, allettato dal premio promesso dallo zio, ha cominciato a berlo da solo! Potrà volerci del tempo, ma ce la faremo, un passo alla volta…

LE COINCIDENZE

Un sabato sera, a poco più di un mese da quel tragico giorno, siamo andati al circo armati della spada luminosa di Pasquale. Fatto sta che, mentre lui mi chiedeva se potesse sposare l’acrobata di nome Gessica, la spada mi è caduta goffamente sotto la gradinata e non l’ho potuta più recuperare, anzi, non l’abbiamo trovata più, nemmeno quando l’abbiamo cercata. Appena usciti dallo spettacolo, Pasquale se n’è ricordato e giustamente si è arrabbiato.

Gliel’avrei ricomprata il giorno dopo, ma ovviamente non gli è bastato. Mentre tornavamo a casa, la figlia dei nostri amici si è sentita male e, dato che eravamo lì, ci siamo fermati al negozio cinese del vicino centro commerciale, alla ricerca di una nuova spada. Proprio in quel momento, di sabato sera, in quel negozio grandissimo nel quale c’era da perdersi, mi sono trovato davanti una persona mai vista prima, se non il 5 gennaio, il giorno in cui te ne sei andata. La mia reazione più naturale e spontanea è stata quella di ringraziarla per ciò che ha fatto quella sera, dal profondo del mio cuore. Siamo riusciti a parlare per un paio di significativi minuti, prima che Pasquale mi riportasse alla ricerca del suo oggetto del desiderio.

Certo, le coincidenze sono state così tante che, quasi quasi, sarebbe stato più facile trovare un ago in un pagliaio nel cuore della notte. Mi piace pensare che qualcuno lassù volesse proprio che io rivedessi quella persona. Eri forse tu?

LA RANA TIZIA (con audio)

Qual è la cosa più giusta da dire o da fare a qualcuno che ha perso la persona amata in circostanze così tragiche? Non lo sa nessuno, né tantomeno io.

Da quando te ne sei andata così inaspettatamente, sono tante le persone che ci sono state vicine o hanno cercato di esserlo e non posso che essere grato a tutte, indistintamente.

C’è chi ha fatto la cosa che ho apprezzato di più, facendo da autista a Pasquale o accogliendolo in un ambiente sereno in mezzo ad altri bambini; c’è chi ha parlato con me con il semplice sguardo, dicendo moltissimo pur non pronunciando alcuna parola; c’è chi ha semplicemente detto che non aveva parole. E c’è anche chi si è lasciato sfuggire qualcosa che in quel momento non avrebbe potuto di certo aiutarmi, cioé: “Se fosse capitato a me, mi sarei già ammazzato”. In quel caso ho semplicemente risposto con un generico “Mi faccio forza per il bene dei miei figli”, non ho avuto di certo la prontezza di rispondere che la vita è un dono prezioso, che va onorato nonostante gli eventi tragici che possono colpirci.

Ripensando a tutto questo, mi torna in mente la storia della rana Tizia, riletta di recente su Stories We’ve Heard, Stories We’ve Told, di Jeffrey Kottler.

  Audio 18

CAPODANNO 2017

La sera di Capodanno ho insistito perché ci facessimo una foto tutti e quattro insieme, anche se ancora non eravamo in quattro. Lo siamo stati per due giorni, in uno dei quali sei anche riuscita a fotografarmi emozionato quando presentavo a Giada i suoi parenti. Momenti meravigliosi che vale la pena di aver vissuto insieme a te…

CONTINUARE A IMPARARE

Imparare per vivere meglio – Foto: Stefano Scordo

Sei sempre stata curiosa di questa mia voglia di continuare ancora a imparare cose nuove e non mi hai mai ostacolato, anzi mi incoraggiavi ad andare avanti.

Certo, qualche volta mi chiedevi cosa cercassi e perché lo facessi. Non ero mai riuscito a trovare una risposta convincente, nemmeno per me stesso.

Oggi potrei risponderti, purtroppo: forse per saper affrontare al meglio tutto quello che è successo e sta ancora succedendo.

Tra le tante cose, ho accettato il gentile invito a partecipare al programma Quinta Colonna e il 13 febbraio ho rotto il silenzio, rivelando pubblicamente una parte di ciò che purtroppo ti è accaduto.

 

In studio a parlare del caso con Paolo Del Debbio

LETTERA A GIADA (con audio)

Quella mattina mi ero svegliato presto, avevo scritto una letterina di benvenuto che ho ritrovato casualmente poco più di un mese dopo, sfogliando il taccuino su cui l’avevo scritta. Avevo preparato una mappa che poi ho colorato insieme al nostro ometto, e avevo persino creato con la forbice dei piccoli festoni a omino di cui Pasquale è rimasto stupito. Pensavamo che quello fosse il giorno del vostro arrivo/rientro a casa. Non avrei mai potuto immaginare quello che invece è successo in quella lunghissima giornata…

 

IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTONE (con audio)

Pochi giorni fa, con mia grande sorpresa, sono riuscito a completare con successo una missione che forse tu avresti creduto impossibile per me: comprare, da solo, una tuta per Pasquale insieme al modellino della Ferrari che si era meritato per aver fatto il bravo per tutta la settimana (metà l’ha pagato con i suoi risparmi e metà gliel’ho pagato io, perché credo sia giusto che continui a mantenere un rapporto sano con il denaro).

Per farlo, siamo andati in macchina, da soli, io e lui, a un centro commerciale di Gioia Tauro, mentre ascoltavamo delle storie su cd.

Dopo Il principe ranocchio e La bella e la bestia, Pasquale ha scelto Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach nell’interpretazione di Enzo Decaro.

Come ti ricorderai, il nostro piccolo ometto conosceva già la storia perché ormai sono anni che gli leggo a voce alta delle belle storie prima che si addormenti.

Nei giorni successivi abbiamo finito di ascoltare i due cd e verso la fine c’era il brano che oggi voglio leggere a voce alta.

Audio 16

 

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA

Poco prima di Natale ero stato contattato per creare una mappa mentale per la rivista Psicologia Contemporanea. Eri così orgogliosa di questo fatto, che ho pensato di completarla ugualmente (e gratuitamente) seguendo un po’ le indicazioni che mi avevi dato, riducendo la testa di qualcuno che era venuto fuori un po’ troppo grande. Spero piaccia anche a te, così come è piaciuta a Gennaro Romagnoli e al direttore Luca Mazzucchelli.

Il numero di quel mese parlava di cambiamento, anche quello estremo che io, i nostri figli e tutti i tuoi cari stiamo vivendo…

NATALE 2008

Era passato più di un anno da quando ti avevo conosciuta e quel Natale ti ho voluta sorprendere con un libro speciale di cui esiste solo una copia, con le nostre foto più belle fino ad allora e dei piccoli testi scritti apposta per te. Il 2008 era anche l’anno in cui, chissà come, forse per la mia inarrestabile voglia di guarire, forse per l’intercessione di qualcuno che ora è lassù ma che a quei tempi viveva ancora, io sono totalmente guarito da quel grave problema di salute che sembrava farci crollare il mondo addosso. La foto che ho voluto riprodurre in questi giorni, è quella che avevo scelto per la copertina di quel libro da cui è anche tratto il brano che mi sento di leggere a voce alta a un mese di distanza da quella tragica giornata.