AGIRE DIVERSAMENTE

Ogni somiglianza è puramente casuale.

L’altro giorno mi hanno raccontato di qualcosa che è successo in un certo ospedale, in un certo reparto.

Una donna in preda ai dolori chiede l’aiuto di un’ostetrica. La donna non è da sola, ma è accompagnata dalla sorella, che non è stata ancora notata dalla sanitaria. L’ostetrica, appena uscita dalla stanza, chiama per telefono un altro medico e, dando espressamente della “scema” alla povera donna in travaglio, chiede come debba procedere, se per parto spontaneo o cesareo. La sorella della partoriente non crede alle proprie orecchie: ha dato della scema a sua sorella!

Comincia un litigio furioso tra le due donne: urla, capelli che vengono tirati, ceffoni e forse pugni.

Questa storia mi ha fatto tornare a quel giorno, ai momenti in cui qualcuno dall’esterno avrebbe potuto pensare che  avrei dovuto usare la violenza invece della forza d’animo, i pugni invece delle lucide domande.

E penso che, ore prima che la tua anima lasciasse il tuo corpo, né tu, né io eravamo consapevoli della gravità di quanto stava accadendo, loro invece sì.  

Dopo che ormai te n’eri andata – persino prima di quando ci è stato comunicato ufficialmente – la violenza non avrebbe portato ad alcun risultato, se non quello di farmi passare dalla parte del torto, dalla parte di chi non avrebbe mai più avuto accesso a quella verità che passo dopo passo si sta formando davanti ai nostri occhi increduli.

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