LA STORIA INFINITA

Era un libro a cui io e te ci eravamo appassionati per mesi e mesi. Te lo leggevo a voce alta, un po’ alla volta  e ogni volta che potevo, magari prima di addormentarci o dopo pranzo. Sembrava non finisse mai, lo diceva pure il titolo, ma poi siamo arrivati all’ultima pagina, ritrovandoci arricchiti per le avventure dei personaggi che l’animavano.

Non era solo una storia, ma tante in una, e c’erano due colori ad indicarci in quale mondo ci trovassimo. Come in tutte le storie, i protagonisti erano in viaggio, verso qualcosa di più grande, mentre affrontavano ciò che gli si poneva davanti, imparando da ogni singola esperienza.

Ho ricominciato a leggerlo, al nostro ometto stavolta, per aiutarlo ad addormentarsi con qualcosa in grado di arricchire anche lui. Ricordavo che uno dei protagonisti aveva perso la mamma, ma non ne ricordavo le circostanze. Le ho rilette ieri sera nella parte in rosso poco prima che si addormentasse, incerto per un attimo se farlo, dato che mi è sembrato di rivivere proprio quello che è successo a noi.

Anche se alcune cose non possiamo cambiarle più, la storia infinita di cui siamo parte tutti noi, quella sì che possiamo viverla, momento per momento, continuando a raccogliere tutto ciò che ci vorrà offrire.


I pensieri di Bastiano divagarono.  Improvvisamente nel ricordo rivide il lungo corridoio della clinica dove era stata operata la mamma. Egli era stato lì con il papà per molte ore davanti alla sala operatoria. Medici e infermiere andavano e venivano. Quando il papà domandava come stava la mamma, gli davano sempre delle risposte evasive. Pareva che nessuno di loro sapesse realmente come stava. Finché da ultimo era arrivato un uomo calvo con un camice bianco e un’aria stanca e triste. Aveva detto che tutti gli sforzi erano stati vani
e che gli dispiaceva molto. Aveva stretto la mano a tutt’e due e borbottato «Sentite condoglianze».

Da La storia infinita, di Michael Ende

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