TUA MADRE

Un succo di frutta rovesciato, in modo goffo e impacciato, le risate forti e sonore, qualche foto scattata dalla tua migliore amica, e io che entro in casa tua (‘nci trasivi a casa!”) per la prima volta.

È così, con gioia, che ricordo quella volta in cui, con una sicurezza mai avuta prima di allora, forse quella di chi sa di essere nel giusto, ho voluto conoscere la donna che ti ha data alla luce e che ha contribuito a far sì che tu fossi la donna speciale che sei stata e che continui a essere, anche se non più fisicamente.

È la donna a cui, purtroppo, ho dovuto portare la notizia che una madre non dovrebbe mai ascoltare nella sua vita: che tu, la sua adorata figlia, eri andata in cielo. Ed è la stessa donna, quella che io continuo a chiamare “signora” e non suocera, che mi sento di ringraziare profondamente per l’aiuto che mi ha dato e che mi sta continuando a dare con i nostri splendidi figli e soprattutto con la piccola Giada…

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